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Dies Illa

Dies Illa

Castelsardo, Sardegna, anni Trenta. Il paese è dominato dalle mura del castello dei Doria, antica famiglia genovese e Genovesi è il cognome di una delle famiglie benestanti del paese, la cui casa è tra quelle che delimitano la scalinata del castello alla scogliera, nella via che parte dal Bastione e arriva alla Loggetta. Enea Genovesi, il capofamiglia, è medico condotto, Beatrice, sua moglie, è una distinta e nervosa signora amante dell’opera lirica, e tre sono i loro figli: Julius, Mirìce, detta Mira, ed Electa, detta Ela, che tutto osserva della famiglia e del mondo che la circonda fuori dalla loro bella casa. Beatrice ha tre sorelle: Leonora, Brunilde e Adelina, che vivono nella casa vicina e conducono la loro esistenza tra scaramucce e aneliti di indipendenza. Leonora è la zia visionaria, quella che Ela preferisce perché le racconta i segreti della sua giovinezza, quella che stimola la sua curiosità, ma ad affascinare la bambina non è solo l’esistenza delle zie. A colpirla sono i poveri. Persone sporche, affamate, spesso malate da cui la sua famiglia tenta di tenerla lontana con minacce, punizioni, previsioni tremende di contagio, eppure Ela non può rinunciare a frequentare la sua amica Marialucia e spesso si intrufola a casa sua per mangiare le fave. A scuola poi c’è Caterina, povera e malata di tracoma e, nonostante il rischio di contagio, Ela non riesce a resistere, all’uscita da scuola spesso la abbraccia, noncurante delle ammonizioni della maestra. E Antonia, sempre piena di pidocchi, così piccola che a Ela piace cullarla come una bambola. A non piacerle invece sono i figli dei commercianti e dei massai, anche se la loro classe sociale è più vicina alla sua. Quelli li frequenta volentieri sua sorella Mira...

“Questa è una storia vera” ed è con questa dichiarazione d’apertura che ha inizio la storia della famiglia Genovesi, che si sviluppa via via nel corso del Novecento. Gli eventi passano principalmente attraverso gli occhi attenti di Ela, che osserva le persone, il paese e il modo in cui il mondo avanza: dal fascismo al dopo guerra, fino all’avvento della modernizzazione, l’arrivo dei primi pullman di turisti negli anni ‘50, il sorgere di ristoranti e alberghi, il ridursi della differenza di classe nei decenni successivi (quell’iniquità di cui non si aveva coscienza perché ritenuta fisiologica), l’arrivo del benessere. Il cambiamento travolge anche la famiglia Genovesi. Originaria di Castelsardo e romana d’adozione, Leila Baiardo (1927 – 2020) ha alle spalle una florida carriera come giornalista, per poi farsi largo nel mondo della narrativa con il fortunato esordio nel 1976 con il romanzo L’inseguimento, edito da Bompiani. Tra le sue pubblicazioni note ricordiamo inoltre Incontri, libro di memorie in cui racconta i momenti più significativi trascorsi con nomi celebri della cultura, sempre col suo stile incisivo e ironico. Anche in Dies Illa la scrittura è fluida, elegante senza essere ricercata, vivace e coinvolgente anche nelle digressioni storiche. Il volume edito dalla giovane casa editrice Le Commari, fondata da quattro amici romani molto attenti alla natura e impegnati nella riforestazione attraverso il progetto Treedom (per ogni libro pubblicato viene piantato un albero), è arricchito dalla prefazione della scrittrice e storica dell’Arte Toni Maraini, che ne coglie con precisione l’anima: “Tutta l’impostazione del libro è temprata da uno sguardo nel contempo partecipe e distaccato, capace di delineare grandi coordinate storiche eppure attento ai piccoli dettagli del quotidiano”. Ed è il quotidiano filtrato dagli occhi di Ela a rendere questo intenso romanzo, totalmente privo di dialoghi, un appassionante viaggio nella memoria.