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Dietro le stragi

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Francesco Di Carlo (Altofonte, 18 febbraio 1941 – Parigi, 16 aprile 2020) è stato un mafioso italiano, a metà anni Settanta influente capo famiglia e trafficante di droga nella zona d’origine, protagonista pure delle stragi nei decenni successivi, poi espulso da Cosa Nostra e condannato a morte per un carico né consegnato né pagato all’interno della guerra fra corleonesi vicini a Totò Riina (come lui) e palermitani (alla fine perdenti), divenuto utile collaboratore di giustizia nel 1996 e trasferito all’estero. Raccontò particolari decisivi e qualcosa di molto rilevante: rapporti con uomini dei partiti e delle istituzioni nazionali: alcuni segreti di Gladio con trasporti di esplosivi commissionati da generali golpisti piduisti; alcuni intrecci nel caso del banchiere Roberto Calvi (la mafia utilizzava il Banco Ambrosiano e lo IOR come tramite per massicce operazioni di riciclaggio, Di Carlo dichiarò sempre di non essere l’assassino e il colpevole non è mai stato trovato); alcuni apparati dei servizi depistatori delle indagini sulle morti di Falcone e Borsellino (al momento della loro uccisione la loro indagine era concentrata su Gladio); aspetti della trattativa pubblica con la mafia; il movente di alcuni omicidi e di suicidi-omicidi. È sempre sembrato che avesse altro da aggiungere, finché nel 2018 contattò due giornalisti formatasi a “L’Ora” e successivamente redattori all’ANSA siciliana. Aveva quasi 78 anni ed era ansioso di far conoscere al mondo che non si era risparmiato nel “pentimento” e aveva svelato ai magistrati dei vari processi quelle sinergie occulte del sistema criminale che talora sfuggono alla certezza della prova e parte delle complicità occultate dei boss con ambienti di apparati paramilitari, massoni e piduisti…

I bravi esperti cronisti giudiziari Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno scritto numerosi ottimi saggi sulla mafia e presentano ora un interessante volume con le interviste effettuate a Franco Di Carlo. Lo incontrarono sei o sette volte, tra Roma e Palermo, presso luoghi indicati da lui come “sicuri”; la morte (per Covid) ha impedito successivi incontri. L’attendibilità del “signor Franco” non è mai stata smentita da 25 anni di valutazioni giudiziarie. Nelle risposte ora pubblicate a varie mirate domande emerge nuovo materiale informativo che, per la complessità e i ruoli dei soggetti coinvolti, e per i potenziali risvolti politico-istituzionali dei temi trattati, richiede un vaglio giudiziario il più possibile rigoroso nella ricerca non di una verità possibile, ma dell’unica verità in grado di svelare finalmente i volti dei mandanti occulti delle stragi e quelli dei burattinai di una stagione lunga quasi 30 anni di depistaggi, inquinamenti probatori e disinformazione. Dopo la prefazione dell’ex pm Ingroia e la premessa degli autori, l’intervista è “montata” sui temi principali: un prologo sulla questione di fondo (“chi tocca Gladio muore”), la prima parte sulle sopravvissute vicende e opere di Di Carlo (“la rocambolesca vita del signor Franco”), la seconda parte sulla fase finale dei loro incontri, titolo dell’intero testo (“dietro le stragi: Gladio, l’arsenale di Cosa nostra?”). Seguono le lunghe conclusioni dei due autori sulle carenze oggettive e soggettive delle indagini finora svolte, soprattutto rispetto all’impianto eccessivamente mafiocentrico delle attribuzioni criminali e alla necessità di allargare il perimetro del contesto eversivo. Rigoroso e meticoloso apparato di note.