Salta al contenuto principale

Dilaga Ovunque

Dilaga Ovunque

Tea si alza il cappuccio della felpa coprendosi il capo. Sono in tre e stanno scavalcando una rete con su un cartello “Prohibit El Pas”, pronti per saltare dall’altra parte. Erano anni che Cristiana non lo faceva. Seguire Tea e il suo amico, nella notte di Barcellona, per entrare in un deposito di treni extraurbani la riporta indietro alla sua gioventù a quando tutto questo era una abitudine. Cristiana, Tea, molti loro amici e conoscenti sono stati degli street artist (se vogliamo proprio provare a dare loro una definizione). Hanno quasi tutti smesso di lavorare sulle parti esterne dei treni, nelle stazioni, nei sottopassi. Sono semplicemente cresciuti e hanno ampliato i loro sguardi e i loro orizzonti. Nella notte di Barcellona, non possono che ritornare a galla tutti i ricordi, il brivido, l’adrenalina, la paura e poi la voglia di lavorare al proprio progetto grafico. Non è semplice farlo in questa maniera ma allo stesso tempo è incantevole guardare le proprie opere in giro per le stazioni. Assieme a Cristiana, ripercorriamo la storia nel mondo dei graffiti e dei graffitari, scopriamo molti artisti di cui non conosciamo nulla, ci immergiamo in una realtà complessa e sfaccettata di cui, forse, siamo all’oscuro…

In Dilaga Ovunque Vanni Santoni, scrittore e saggista classe 1978, usa la forma del romanzo, del flusso di coscienza della sua protagonista (di cui scopriremo il nome a lettura inoltrata) per raccontarci la street art: dalla sua nascita negli USA fino all’approdo in Italia. Lo fa con intelligenza e arguzia, senza mai appesantire il lettore con una narrazione didascalica. Anzi. Ci incuriosisce. Ci porta nella Bologna dei primi anni Ottanta, leggiamo di Francesca Alinovi (merita di essere ricordata per il suo splendido lavoro culturale e non per la sua tragica scomparsa) che riesce a portare in Italia artisti del calibro di Basquiat e Keith Haring mostrando quanto fosse provinciale il punto di vista italiano sull’arte contemporanea. La street art apre tantissime dinamiche complesse che Santoni indaga. I conservatori odiano i graffiti e organizzano ronde di “angeli del bello” che ripuliscano le città dal lavoro degli artisti. Nel nostro paese è proprio la sinistra (il PDS al tempo) che però dichiara guerra alla street art. Ecco come ricostruisce la vicenda Santoni: “il progetto “Città sicure” voluto da Bersani, all'epoca presidente dell'Emilia-Romagna, parla esplicitamente di insicurezza percepita (ovvero immaginata, ovvero immaginaria, ovvero inesistente) come qualcosa a cui dare risposte sul piano reale, al pari delle vere problematiche legate alla criminalità”. In questo modo approda in Italia la falsa dicotomia tra decoro e degrado. Continua Santoni “il decoro non ha nulla a che fare con la sicurezza, bensì col profitto: è un modello di governance del territorio volto a controllare lo spazio pubblico in un’ottica di massimizzazione delle rendite, e che da lì arriva a controllare anche il tempo dei cittadini, definendo, assieme agli spazi, gli archi temporali destinati al divertimento o al lavoro, il che ottiene l’ulteriore effetto di regolare lo spazio-tempo pubblico in chiave disciplinare, sottraendolo al conflitto e a ogni tipo di alterità”. Dilaga Ovunque è un’opera interessante e coinvolgente che parte dall’arte per raccontarci un pezzo di storia del nostro paese che probabilmente eravamo troppo giovani per conoscere direttamente e che ci permette ora di decodificare una parte del nostro presente.