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Disastri esistenziali e spese folli

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Nessuna esistenza è così disastrosa come pensiamo. Ce n’è sempre una ancora più disastrosa. E così all’infinito. C’è chi aspetta qualcosa, forse il buio, immerso nei suoi pensieri, inventandosi storie sui passanti e su quanto potrebbe succedere, seduto su una panchina a Central Park. Oppure sta solo pensando alla sua, di storia, distolto in modo frammentato dal contesto in cui si trova e altrettanto immerso nella sua dimensione parallela. Poi c’è chi invece si ritrova in situazioni che pensa essere assurde, ma nelle quali contestualmente si immerge perché forse quello sbagliato è lui. Gli altri non sono così eccessivi come sembrano, sarà lui il disadattato. Oppure no, che importa. O ancora, come non raccontare di quella volta in cui lui si era ritrovato improvvisamente catapultato a casa di lei e nel bel mezzo di un amplesso aveva dovuto consolare il padre, appena conosciuto - in circostanze piuttosto discutibili. I disastri, quando ci sono si accavallano, a volte peggiorano, altre si amplificano e si danno ossigeno a vicenda, in attesa del prossimo…

Ventitré racconti. E a ogni racconto pensi di aver sfiorato l’assurdo. E invece no. Ce n’è sempre uno più assurdo, grottesco, magari da altri punti di vista. Personaggi che si accavallano in una dimensione corale di disadattamento, quasi a condividere le loro esistenze complesse, allucinanti e allucinate all’inverosimile. Così inverosimile da pensare che si tratti proprio di racconti allucinatori. Invece è Perišić, che si diverte, a suo modo, muovendo le fila dei suoi burattini. Uomini, donne, tante volte non è neanche così chiaro, ma non importa. La concentrazione è sul grottesco e sull’ironia con cui Perišić in Disastri esistenziali e spese folli racconta un tema centrale: il degrado dell’esistenza. Dalla versione più superficiale a quella più profonda, che si va ad amplificare praticamente in tutto il mondo circostante, oltre i confini geografici. I racconti sono così assurdi da ricordarci sempre qualcosa. Una sfumatura già vissuta, “quella volta che…” e sono così grotteschi da rimanere nel limbo del bene e del male. Ciò che giusto e ciò che è sbagliato perdono i rispettivi confini. Rimane la penna incisiva, ironica e sarcastica di Perišić. Oltre al gusto di sguazzare nel suo mondo così assurdo da essere vero.