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In disgrazia del cielo e della terra

In disgrazia del cielo e della terra

L’amore tra uomini nella letteratura italiana è presente fin dalle prime opere medievali che, a differenza di quelle che le hanno precedute, hanno come paradigma di riferimento i dogmi della religione cristiana. Appare chiaro, dunque, che la figura dell’omosessuale (termine che nasce comunque soltanto nel 1869) venga riletta attraverso l’episodio biblico di Sodoma e Gomorra. Tale chiave di lettura, peraltro, resiste ancora oggi. La Chiesa, infatti, inizia fin dai suoi esordi a condannare il “turpe vizio”, diventando ben presto una delle maggiori sostenitrici dell’omofobia. Ciò che, però, appare chiaro iniziando ad analizzare i primi testi in lingua volgare italiana è quanto l’omosessualità in seno alla stessa Chiesa venisse trattata con una certa indifferenza, per non dire omertà. Per quanto riguarda l’omosessuale secolare, invece, si tende fin da subito a denunciare tale tipo di amore come un crimine “contro-natura”, seppure senza la stessa crudeltà che avrebbe portato pochi secoli dopo a delle vere e proprie persecuzioni. La prima figura da prendere in esame è, senza dubbio, quella di Brunetto Latini, famoso, suo malgrado, per essere stato collocato da Dante Alighieri (suo discepolo) nella sua Divina Commedia tra i sodomiti del terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno, insieme agli altri dannati per essere stati violenti verso Dio. Latini, però, fu anche “uno degli intellettuali più autorevoli e influenti nella Firenze della generazione precedente a quella di Dante, il quale è il classico esempio che supera il maestro e addirittura lo oscura”. Sebbene in alcuni passi del suo “Tesoretto” Latini condanni la sodomia, occorre senz’altro tenere in conto un’altra opera del fiorentino, “S’eo son distretto inamoratamente”. Questa, infatti, è una canzone che sembrerebbe avere come destinatario il giovane poeta Bondie Dietaiuti che, peraltro, risponde con un’altra opera, Amor, quando mi membra. Il tutto a creare una vera e propria tenzone poetica tra i due autori...

“In disgrazia del cielo e della terra” è l’espressione che Michelangelo usa per parlare di sé in una lettera del 1° gennaio 1533 diretta al giovane Tommaso de’ Cavalieri. Ed è anche il titolo di questo saggio letterario scritto a quattro mani dopo tre lunghi anni di ricerca. Gli autori di questa opera, la prima antologia sulla figura dell’omosessuale nella letteratura italiana, sono Daniele Coluzzi, professore di Lettere in un liceo della provincia di Roma, divulgatore culturale sui social media e autore di due romanzi di stampo storico/mitologico (Io sono Persefone e Odio e amo, entrambi editi da Rizzoli) e Francesco Gnerre, padre degli studi sulla figura dell’omosessuale in Italia e autore di uno dei classici di questo genere, L’eroe negato (pubblicato nel 1981 da Gammalibri). Formalmente assimilabile all’antologia scolastica, l’opera si presenta con uno stile semplice e dialogico, diametralmente opposto agli scontati e noiosi accademismi cui si è abituati. All’interno vengono presentati brani di opere sia nella loro forma originale che con opportuna parafrasi e spiegazione, esattamente come avviene nei testi scolastici ma senza la pedanteria in cui affogano alcuni di essi. È un’opera divulgativa, ma senza alcun interesse alla polemica o all’indottrinamento. Il fine ultimo, infatti, resta quello di informare e, perché no, lasciare al lettore qualche spunto su cui poter riflettere. Come ricordato dagli autori, infatti, “non volendoci addentrare troppo nella storia della repressione della sodomia, essendo il nostro invece uno studio volto a riportare alla luce la bellezza di alcuni nostri testi letterari”. Partendo dal medioevo fino a giorni nostri e attraverso figure di spicco della letteratura italiana (Brunetto Latini, Boccaccio, Benvenuto Cellini, Machiavelli, Leopardi, Pasolini) vengono riportati alla luce sonetti e dichiarazioni d’amore, lettere e note autobiografiche in cui appare, prepotentemente, la figura dell’omosessuale che troppo spesso in letteratura è stata occultata. Un’opera raffinata la cui intenzione, perfettamente riuscita, è “riconoscere dignità letteraria a dei versi incredibilmente espliciti, la cui interpretazione non può subire ancora forzature o censure: [...] i testi parlano da soli e dovremmo prestare maggiore attenzione a tutte quelle manifestazioni di amore che hanno avuto il coraggio di esprimersi nonostante il clima di ostinata repressione”.