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Disordine

Disordine

A come Alida Valli; A come Laura Antonelli; A come suor Adelaide che insegna filosofia all’Istituto della Divina Provvidenza e dell’Immacolata Concezione di Badia a Ripoli, in provincia di Firenze. E ancora A come Michelangelo Antonioni, maestro indiscusso di cinema che tutti chiamano “il cretino”, perché continua a fare il suo cinema sull’incomunicabilità, mentre gli altri procedono con la commedia, producendo capolavori indiscutibili. C’è anche la A di Tina Anselmi, onesta, sincera, rigorosa e proprio per questo, nonostante tutto, lontana dalla politica e c’è Ada, una “zitella” come brutalmente si chiamavano negli Anni Cinquanta, innamorata fino alla delusione finale di uno dei più bravi pianisti italiani, Arturo Benedetti Michelangeli. La A di amore è raccontata dalle canzoni, a partire dagli anni Trenta e Quaranta - Trio Lescano, per intenderci, ma senza dimenticare Parlami d’amore Mariù di Vittorio De Sica. È solo dopo tutto questo che si arriva alla lettera B e tanto per non dimenticare la musica c’è Ba Ba baciami piccina di Alberto Rabagliati, ma non solo, perché c’è spazio pure per una B come Bombe…

L’io non esiste senza l’altro che è sempre qualcuno da ascoltare e osservare con attenzione, magari da cui imparare qualcosa. È quello che succede in Disordine a partire dalla A di Aurora, la domestica di casa Mori che accompagna i suoi servizi con il canto. Fa così anche con il bucato nella lissiera, il luogo dove si lava, se non che poi si spoglia completamente e chiama il capofamiglia per farsi fare una specie di doccia con la pompa con cui si innaffia il giardino… Quante storie e quanti particolari, curiosità, personaggi! Quanta musica c’è in questo scorrere delle lettere dell’alfabeto, ma c’è anche il cinema, ci sono emozioni e informazioni che mai avremmo immaginato! La lettura scorre tra un ricordo e l’altro, conducendo il lettore ora qui e ora là, a spasso tra luoghi e tempi diversi e senza soluzione di continuità. La giornalista Anna Maria Mori, alla tenera età di novant’anni, brilla di saggezza e ci offre memorie storiche in questo suo memoir che ha per sottotitolo Un abbecedario (quasi) sentimentale. Forse il “disordine” del titolo è dovuto alla discontinuità (che poi alla fine ogni cosa viene ricondotta e ricongiunta come fosse un diario), ma proprio perché segue l’alfabeto la narrazione segue comunque una strada ben precisa. E tra le tante lettere c’è tanto da imparare, da scoprire, su cui riflettere, non ultima la questione istriana che l’autrice non dimentica mai, perché nata a Pola e italiana in ogni fibra del suo corpo, pur se costretta a soffrire per essere poi finita sotto la Jugoslavia dopo la guerra ed essere stata costretta a lasciare la sua città. E mentre si prosegue nella lettura dei tanti piccoli e grandi episodi, scoprendo vizi e virtù dei personaggi dello spettacolo e non solo, le lettere dell’alfabeto scorrono via veloci, regalando bel tempo, rivelando situazioni sconosciute e risvegliando conoscenze sopite con il passare del tempo, ma soprattutto confrontando il proprio sapere con quello di una persona ben informata sui fatti per professione e per condivisioni amicali. E ogni tanto si sorride un po’, per il modo con cui Mori è sincera e per niente indulgente nei confronti delle esagerazioni.