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Disperatamente Giulia

Disperatamente Giulia

Milano, 30 dicembre 1985. Giulia De Blasco si sveglia all’alba da sola nella casa fredda: la caldaia è andata in tilt, il marito Leo se n’è andato ormai da tempo e il figlio Giorgio è partito per il Galles per passare il Natale con amici. La solitudine, nonostante sia di grande aiuto al suo lavoro di scrittrice, di certo non fa bene al suo stato d’animo e ancora di più, oggi, si sente “percossa, sfilacciata e triste come il suo piccolo giardino”. Pensieri malinconici e a tratti egoisti si affacciano alla sua mente, mentre si prepara per recarsi al cimitero di Modena, dove la attendono per esumare le spoglie del nonno Ubaldo e deporle nell’ossario, per onorare la memoria del partigiano che era stato. È una giornata iniziata storta, tutto sta andando male, Cristo l’ha abbandonata, piove, anche il telefono non funziona e deve assolutamente mettersi in contatto con il tecnico della caldaia. Piove e nessuno sembra essere dalla sua parte. Così finalmente si lascia andare in un pianto liberatorio, lacrime che lasciano libero il dolore per la vita sbagliata, il matrimonio fallito, l’esumazione del nonno, per il nuovo amore affacciatosi alla soglia dei suoi quarant’anni, per il suo organismo inceppato che ha dato origine a una malattia cattiva che la affligge…

Un’altra protagonista femminile, quella di Disperatamente Giulia, che tuttavia nulla ha a che vedere con quelle di altri romanzi più intensi di Sveva Casati Modignani: insipida, piagnona e insopportabile, sempre “ferocemente immersa nel suo dramma personale”, Giulia de Blasco non riesce a farsi amare dal lettore. Al suo fianco Ermes Contini, un uomo utopico: generoso, sensibile, chirurgo di fama mondiale, ricco, affascinante e dall’etica incrollabile. Perfetto. Personaggi scontati e banali, piatti, che non si evolvono e una buona dose di stereotipi: l’ex moglie ricca e viziata, col padre potente, cattiva, che fa di tutto per rovinare l’ex marito e il suo recente amore, la figlia adolescente viziata che soffre l’assenza dei genitori… Amori sbagliati e amori passionali, tradimenti, rassegnazione, riscoperta, riscatto: i tipici ingredienti della Casati Modignani, cui si aggiungono gli orrori della guerra raccontati senza particolari cruenti e il cancro nella sua connotazione emozionale e sentimentale. Sicuramente coerente con l’epoca in cui è stato scritto, per una lettura ai giorni nostri è un po’ superato: si percepiscono gli anni Ottanta nella mentalità, nell’ambientazione, nel linguaggio un po’ obsoleto e nei dialoghi improbabili. Espedienti narrativi spesso usati dall’autrice, i numerosi flashback e ricche descrizioni particolareggiate, con elementi solo in apparenza superflui ma che in realtà conferiscono profondità e autenticità. Nel 1989 ne è stata tratta una miniserie televisiva diretta da Enrico Maria Salerno, interpretata da Tahnee Welch, Fabio Testi e Dalila Di Lazzaro.