Salta al contenuto principale

Dispositivi

Dispositivi

È una poesia astratta, quella di Stefano Guglielmin. Profondamente concettuale, sovente poesia che parla di se stessa: metapoesia. “La morte dell’autore / per eccesso di rimandi è un’approssimazione. / Citando, anzi, egli si espande, fa da connettore, / e se pur tribola e si affanna nella pigra macchina / del testo, lo ravviva, tiene testa a bande di sirene / non si scioglie in èsse. // Se questa poesia fosse / un tautogramma, scriverei: sugo storia scrittore / scompare solo se sommerso da scolii; se fosse foco, / brucerebbe invece nel rogo di Becchina- amore / o gelerebbe, per eccesso didascalico, nello scolo caino / col suo basso fattore”. Talvolta è pur vero che il livello di astrattismo concettuale è talmente diffuso da far sembrare forse il testo più un esercizio di virtuosismo letterario fine a sé stesso che un’opera di poesia vera e propria: “masclerina maschierina mischierina muschierina sul / tema della mascherina e delle libertà individuali / rispetto alla / mascherina marchierina moscerina maschedina e su / quello della moscherina mixerina messa in scena sul / tema della democrazia isterina vaccinerina piacerina / mostrerina svasticherina morterina”. Poesia astratta, si è detto, dunque, altamente concettuale, metapoesia. Secondo alcuni lettori, gli scritti di Guglielmin rimanderebbero ad autori quali Vittorio Sereni, Michel Houellebecq e Thomas Bernhard; autori che del resto vengono citati con frequenza lungo le poesie che compongono la raccolta…

Stefano Guglielmin è nato a Schio, in provincia di Vicenza, nel 1961. Insegnante di lettere presso il locale liceo artistico, ha esordito come poeta nel 1985 con la silloge Fascinose estroversioni, seguita negli anni da molte altre pubblicazioni. Compare in varie antologie, gestisce inoltre il blog di poesia italiana contemporanea “Blanc de ta nuque”. I dispositivi a cui si riferisce il titolo di questa raccolta sarebbero tutte quelle cose (dagli oggetti, agli strumenti, ma anche le norme, le istituzioni o le regole) tutte quelle cose, insomma, in grado di instaurare rapporti di potere e dipendenze non eludibili, rivelandosi inoltre decisivi nella determinazione del soggetto al punto da condizionarne la sua stessa possibilità di esistenza. In ambito filosofico, il termine è stato coniato da Michel Foucault negli anni Settanta dello scorso secolo. I dispositivi non sarebbero altro che forme e manifestazioni del potere, dirette al controllo e alla manipolazione del soggetto. La raccolta è composta da due sezioni, Dispositivi del poetico e Dispositivi della salute. Seppur lo stile astratto e concettuale potrebbe non soddisfare i parametri estetici di tutti i lettori di poesia, questo di Stefano Guglielmin è certamente un libro da segnalare.