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Dodici racconti orfani

Dodici racconti orfani

Deve ammetterlo: è stato lui ad andare nel laboratorio di Egidio a tarda ora per chiedergli solo un misero cacciavite. Ma questo non dà il diritto al vulcanico ricercatore di fare del suo migliore amico un prigioniero, per rivelargli fin nei minimi dettagli il funzionamento di ROMEO. È questo il nome che Egidio ha dato alla sua nuova invenzione, una macchina che sfrutta il principio fisico della risonanza per disintegrare la materia. Cosa succede quando spingiamo l’altalena? La nostra forza è in fase con quella dell’oscillazione, questo rende la nuova spinta particolarmente efficace. Lo stesso fenomeno fisico che il 7 novembre 1940 fece precipitare il ponte di Tahoma Narrows nello stato di Washington, quando la spinta del vento per poco tempo si pose in fase perfetta con l’oscillazione della struttura. Ma adesso Egidio vuole passare dalla ricerca in laboratorio alla sperimentazione sul campo… Fare la schedina del totocalcio ogni settimana, coltivando una speranza inesauribile che spinge a calcolare ogni minimo evento capace di condizionare il risultato di una partita. È questa la passione che anima il giocatore, ma di tale spirito di iniziativa in realtà Giuseppe Biondini di Fontanaluccia ha ben poco; lui ha solo il desiderio di vincere, perché non ha conoscenze in ambito calcistico tali da permettergli di fare dei pronostici lungamente ragionati. Si affida totalmente al caso. Eppure una sera amici e conoscenti del bar che è solito frequentare lo accolgono a braccia aperte: sembra a tutti impossibile, lo sprovveduto giocatore ce l’ha fatta. Ha fatto tredici. Ma il giorno dopo Biondini inspiegabilmente si uccide gettandosi da un ponte… Correre a contatto con la natura, scaricare lo stress accumulato nelle lunghe ore dello studio: toccare con mano l’erba e inalare gli odori della campagna primaverile. Fino al ponte di ferro, dove non passa più il treno e i binari sono abbandonati a loro stessi. Il ragazzo alza la testa e sul ponte vede un anziano dall’aspetto trascurato: indossa pantaloni fino al ginocchio e spenzola le gambe nel vuoto. Ha dei sassi e si diverte a gettarli nell’acqua come un bambino, è chiaro che non è pienamente in grado di capire cosa sta facendo. Il ragazzo gli si avvicina, ma poi gli cadono gli occhiali; quando li recupera si rende conto che il vecchio è scomparso, come volatilizzato. Una strada sterrata lo conduce a una piccola casa colonica, dove lo accoglie la sorella del povero anziano, una donna anche lei avanti con gli anni, che si comporta con il suo ospite con estrema gentilezza. I due iniziano a parlare, ma quando lei si sente raccontare dal giovane le peripezie del fratello rimane profondamente scossa: non è possibile, il vecchio del ponte è già morto da molto tempo…

In questi racconti, “orfani” probabilmente perché usciti separatamente su alcune antologie e riviste – tra cui Progetto Babele, di cui da sempre l’autore è il fondatore e il direttore – e rimasti a lungo in attesa di confluire in una raccolta, Capelli riflette sull’esistenza umana e sui suoi paradossi. Il titolo non nasconde, però, nemmeno un riferimento ai Dodici racconti raminghi di Gabriel García Márquez. Vincere al Totocalcio quando ormai non ci sarà più tempo per godersi i benefici della propria fortuna, parlare con un fantasma e non rendersi conto della sua incorporeità, causare la distruzione per difendere il proprio diritto alla conoscenza, non riuscire a soccorrere un amico giunto al termina dei suoi giorni. Cosa resta dell’essere umano spogliato di tutte le sue certezze e le sue capacità? I personaggi di Capelli sono messi di fronte ai loro limiti senza che se ne rendano pienamente conto, eppure non temono di vivere la loro esistenza, almeno fino a quando ne hanno la forza, impegnati nelle loro vicende partecipano senza esitazione a mantenere in piedi l’immensa rappresentazione della vita nel creato. La narrazione scorre piacevolmente, sia quando emerge l’aspetto più strettamente letterario nello svolgersi di vicende incalzanti o misteriose, sia quando l’autore rivela al lettore la sua formazione prettamente tecnica e scientifica nelle leggi della fisica che regolano il movimento dei corpi, o nell’interesse per la progettazione. Quasi sempre presente è anche il finale a sorpresa, adottato per risolvere il dipanarsi di situazioni che possono lasciare spazio alla fantasia interpretativa del lettore. Proprio della letteratura di genere fantascientifico e fantastico in generale, anche nei racconti di Capelli il finale a sorpresa diverte e stupisce, dona un ultimo slancio alla narrazione che offre soddisfazione a chi legge. Un libro, in effetti, che si presta a consumarsi tutto d’un fiato, ma al giudizio attento di chi si dedica a questo genere di letteratura le storie non si esauriscono di certo nell’apparente semplicità dei contenuti e del linguaggio; come già sottolineato, lo spessore dei messaggi che l’autore è interessato a comunicare si apprezza solo in seguito a una puntuale riflessione. E allora possono emergere delle conclusioni amare che non offrono un’immagine positiva della vita, come la certezza che l’uomo è una divinità di fronte agli esseri a lui inferiori, ma sta creando i presupposti per cancellare la sua presenza nel mondo, oppure la scoperta che la persona a cui hai donato tutto il tuo amore ha sempre finto, in realtà voleva solo la tua fine. Ma d’altronde la vita non sempre è giusta con gli uomini.