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Dolseur e altri racconti

Dolseur e altri racconti
Notte di vento, notte di neve. Un treno viaggia nella notte, sfidando il vento, mentre migliaia di fiocchi si infrangono sui vagoni. Direzione, Dolseur.  D'intorno, a parte il rumore degli ingranaggi ovattato di neve,  tutto tace. La neve scende, sul bosco intorno, e sul mare, lontano. A bordo, solo cinque passeggeri. Un uomo col suo mazzo di carte. Una donna col suo rimorso. Un marinaio con i suoi ingombranti ricordi di odio e risentimento. Un uomo senza più passato. E uno senza più futuro. Il treno si arresta - è notte fonda, e ognuno di quei passeggeri scende, ciascuno per la propria strada, ciascuno a inseguire il filo dei propri pensieri. A dare, a quei pensieri, l’ultima risposta. Dolseur è il capolinea: del treno, ma anche di ciascuno di loro. E sebbene una fitta nebbia avvolga la strada che porta al borgo, pensieri ed emozioni  – ora - si fanno nitidi. Dolseur è un piccolo borgo sperduto, a strapiombo sul mare, gli scogli battuti dalle onde. E intanto nevica.  Dolseur è un piccolo borgo d’altri tempi, poche case, poche persone in strada, e tre taverne dall’aspetto scalcinato dietro le cui porte chiuse si celano fascinosi misteri. E intanto, nell’aria una musica che pare inseguire il filo di ogni pensiero, e trasformarlo in note: da qualche stanza al terzo piano della locanda Oltremare, un singolare pianista, Sorbèn, da anni cerca di trasporre in musica il mistero di ciò che sente accadere in quel borgo. E la magia della neve che scende sul mare …  Cinque fili si intrecciano quella notte a Dolseur, cinque storie, in una intricata matassa di difficili ricordi, pensieri, emozioni, imbrogliati nei recessi dell’animo. Cinque fili da sbrogliare e districare nel bandolo di una confusa matassa. Per trovare di quel filo, finalmente, l’ultimo capo… 
Giorgio Michelangeli - giovane scrittore, classe 1986 - affida questo racconto, insieme ad altri tre, alla sua opera prima (datata 2008). Quattro racconti: quasi quattro cortometraggi, tanto visivo è lo stile narrativo di Michelangeli. Uno stile che ha l’essenzialità della poesia ma con un occhio narrativo che ha la mobilità di una macchina da presa. Da un lato, un tono poetico ed evocativo: atmosfere sfumate, uno spazio e un tempo indefiniti, più evocati che compiutamente descritti, e in questo tanto più archetipici. Un mare da raggiungere, o da attraversare. Un mare anche da cui fuggire, per trovare riparo in un porto sicuro. Una montagna da ascendere,  e da cui osservare ogni cosa stagliarsi più nitida… Un luogo deserto, fatto di sabbia e vento… Spazi da attraversare. Su cui sostare. Da cui fuggire o semplicemente ripartire. In un andare continuo che è metafora della vita, in un viaggio fisico, ma anche interiore. L’inquietudine, la ricerca di qualcosa il motore di tutto. In un dipanarsi dell’anima fra passato e futuro, fra ricordi ingombranti e sete di riscatto speranza amore – nel cuore e nella mente un passato spesso irrisolto che reclama  uno scioglimento della matassa dell’anima. Il tutto affidato ad  un periodare breve, asciutto, che incide le immagini con essenzialità, ad una scrittura nitida, sintetica,  che si dà più per sottrazione che per accumulo. Dunque vicina alla poesia. Eppure quanto rarefatte e lievi appaiono le ambientazioni, quanto è il nitore con cui vengono “incise” le immagini fino a renderle simboliche, tanto più quelle scene si animano in un ritmo narrativo incalzante, vicino a quello di una macchina da presa che sa rapidamente cambiar di scena e ora allargarsi ora restringersi nell’inquadratura – particolarmente rapido il ritmo in “Sabbia e vento”, il racconto dal taglio volutamente più avventuroso, con un’ambientazione (come quella di un luogo sperduto e una terra desolata) scarna eppur carica di tensione, stile western. Figure enigmatiche i protagonisti - fili narrativi che si dipanano poco a poco, e si intrecciano per farsi poco a poco tessuto solo nello snodarsi del racconto.  Incastri misteriosi quelli che in un’unica narrazione legano le storie di più personaggi, i cui destini si intrecciano e si condizionano per vie che si svelano solo nello svelarsi stesso della narrazione. Narrazione e stile poetico, gusto narrativo e interiorità, “andare” e “stare”: quello lo stile peculiare di Dolseur e altri racconti. E nonostante ancora qualche acerbità stilistica, spicca comunque un personale talento di questo giovane autore – allora, al suo esordio,  solo ventiduenne - che senza rinunciare ad un buon ritmo narrativo sa trasportare il lettore in un universo lontano, e passando attraverso un universo simbolico lo riporta al profondo di sé.