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Domani interrogo

domaniinterrogo

Nella scuola le tubature sono mal funzionanti. D’inverno, i ragazzi si portano le coperte da casa, perché i termosifoni sono rotti, e si imbozzolano nel pile, lasciando scoperte solo le caviglie nude tra i jeans e i fantasmini ai piedi. Quando si arriva a scuola, tra settembre e ottobre, si scorge ovunque una specie di sorriso, una speranza che a novembre è già spenta. Poi, i mesi trascorrono riflessi nei visi degli studenti: vi si legge tolleranza tra dicembre e gennaio, rassegnazione tra febbraio e marzo, disincanto in aprile e follia a maggio. Giugno, poi, è rimpianto. A luglio la scuola è esclusivamente un luogo e agosto, per finire, diventa l’angoscia delle possibilità. Un vociare concitato attira l’attenzione degli ultimi studenti, che si attardano nei corridoi prima di entrare in aula e prendere parte alle lezioni. Nessuno di loro bada all’insegnante, che ora sta seguendo due ragazzi - zaino sulle spalle e mani intrecciate - che discutono e si scambiano un cellulare. Sembra una scenata di gelosia in piena regola e il telefono potrebbe contenere o meno, nei messaggi, le prove del millantato tradimento. La professoressa distoglie lo sguardo e si avvia in classe, per iniziare un anno scolastico che le sembra senza confini. Si ferma dietro la cattedra e si rende conto, anche se cerca di non pensarci, che essere al centro dell’attenzione di ventisei diciottenni sconosciuti la terrorizza. Quel silenzio che occupa i primi secondi, quello in cui gli studenti la guardano e cercano di capirla, senza pietà, è il tempo vuoto della prima scena e tutti, studenti e insegnante, lo ricorderanno fino all’ultimo giorno di scuola. La prof è lì, ferma da un po’ nello spazio dietro la cattedra, ma i ragazzi ancora non si sono accorti della sua presenza. Poi, finalmente, l’ultimo arrivato - entrato portando con sé una serie di parole incomprensibili, per lo più parolacce - le chiede se è la nuova insegnante d’inglese. Lei annuisce e lui non esita ad informarla che, in quella classe, tutti fanno schifo con l’inglese. Quella classe, dice il ragazzo, è un cassonetto e loro, gli studenti, sono l’immondizia…

Ama camminare a piedi, per cogliere il vero valore delle cose. Ama la lingua inglese, ne ama la letteratura. Ama anche l’insegnamento, ma questo ancora non lo sa. La pressore’ protagonista del romanzo di Gaja Cenciarelli - scrittrice e traduttrice romana - è un personaggio che buca la pagina sin dalle prime righe e riappacifica il lettore con il sempre più complesso mondo della scuola. In una realtà in cui il rapporto studenti-insegnanti si è fatto sempre più freddo e impostato alla mera trasmissione di nozioni e informazione - che si possono facilmente trovare attraverso qualsiasi motore di ricerca - senza alcun coinvolgimento empatico, l’insegnante supplente d’inglese che, senza alcuna protezione, viene catapultata in una classe quinta di un istituto superiore in una zona non proprio raccomandabile di Roma - Rebibbia, a due passi dal carcere - riesce a sfondare il muro d’indifferenza degli studenti, che si scoprono pian piano desiderosi di conoscere quella strana pressore’, che trascorre parte della ricreazione e fuma insieme a loro nei corridoi, e di farsi conoscere da lei. Un vero e proprio atto d’amore nei confronti degli studenti e di quel complesso e meraviglioso mestiere che è l’insegnamento. Sì, perché proprio di mestiere si tratta: qualcosa di artigianale che si costruisce sporcandosi le mani nel fango che spesso la vita dei ragazzi più difficili nasconde; qualcosa che può portare alla svolta, che può facilitare il processo di crescita, che può salvare. Nel liceo in cui la pressore’ deve tenere le sue lezioni si parla romanesco, si fuma nei corridoi, si risolvono i problemi menandosi, si spaccia, ci si fa le canne. Ma, allo stesso tempo, ci si innamora di Joyce, si apprezza Mary Shelley, ci si affeziona alla dolcezza alternativa di un’insegnante che è tutt’altro che uno schianto, ma a guardarla bene è una vera meraviglia. Un libro bellissimo, carico di verità - nulla è edulcorato o passato sotto silenzio - e di speranza; la storia colorata e briosa di un’insegnante che smentisce se stessa: convinta che la scuola non possa salvare il mondo, lei il mondo della quinta che le è stata assegnata lo salva. Eccome!