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Don Chisciotte e i suoi fantasmi

Don Chisciotte e i suoi fantasmi

Chi pensa che tutto, del mito di Don Chisciotte, sia noto, si sbaglia di grosso. Alcuni misteri circondano la figura del suo autore e le circostanze della composizione di uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi. Si tratta di veri e propri fantasmi. Il primo, forse il più inquietante, è all’inizio del racconto: Cervantes immagina di trovare casualmente alcuni scartafacci, mentre cammina per una strada di Toledo. Si tratta di testi non decifrabili. Redatti in una lingua oscura. Forse in caratteri arabi. Si rivolge quindi ad un moriscos per averne la traduzione. E qui c’è la prima, grande, sorpresa: in quelle carte c’è la storia di un signorotto, Don Chisciotte, che dopo avere letto dei romanzi cavallereschi decide di farsi cavaliere errante a sua volta. Dunque: la fonte dichiarata (inventata) è attribuita a un autore arabo, tale Cide Hamete Benengeli; la traduzione è affidata a un arabo, probabilmente per nulla convertito, tanto che parla e conosce una lingua a quel tempo proibita. C’è, dunque, qualcosa di eversivo in questa scelta di Cervantes. Perché al suo tempo era aperta la caccia contro i falsi convertiti, in particolare arabi ed ebrei. E un clima pesantemente inquisitorio aleggiava minaccioso, spingendo frotte di sospetti eretici a lasciare la Spagna...

Alberto Manguel, noto per la sua intima dimestichezza con Borges e la sua preziosa attività nel Centro internazionale sulla lettura, da lui fondato, con leggera maestria accompagna i lettori nei meandri del Don Chisciotte. Ne sonda alcuni aspetti misteriosi e con sorprendente agilità li rivela uno ad uno. Lo fa ampliando lo sguardo al mondo che gira intorno a Cervantes. Scrutando, cioè, l’inquieta Spagna che dopo la reconquista fa i conti con un passato oscuro, in cui si intrecciano culture misteriose. A cominciare da quella, di matrice araba, dalla quale incredibilmente sembra uscire San Cirillo, che sarebbe stato un arabo convertito. Il problema è che, sottolinea Manguel, nella stratificata cultura spagnola, tra Cinquecento e Seicento, i presunti vecchi cristiani spingono per liquidare dalla scena i nuovi, e infidi, convertiti. E a depurare dell’elemento arabo l’immaginario popolare e non, alla ricerca di una purezza cristiana che contraddice clamorosamente l’operazione letteraria imbastita da Cervantes. In essa traspaiono in filigrana le polemiche innescate da strane scoperte: improbabili reliquie e testi di dubbia autenticità. In un clima in cui l’impostura può prosperare.