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Doni di Natale

Doni di Natale

La bambina offre fiammiferi a tutti i passanti con una vocetta lamentevole e strascicata, ma seguendo con maggiore insistenza le persone meglio vestite, alle quali si rivolge in modo più sommesso, quasi come se si trattasse di un piagnisteo: ha fame, e qualcuno compra un paio di scatole di fiammiferi per un soldo, pochi danno l’elemosina gratuitamente, senza approfittare della povera merce. La maggior parte della gente invece continua la sua strada senza udire o fingendo di non ascoltare... Lazzaro alza il bavero del vecchio loden a riparare il collo infreddolito, indolenzito: con la vigilia di Natale la sciarpa ridotta a un cencio informe non riesce più ad assolvere al suo compito e del resto passeggiare all'alba in pieno inverno sul greto del Tevere non è un'abitudine delle più salutari, come non può far altro che considerare amaramente. L’umidità gli impregna le ossa e una nebbia sottile si leva dall'acqua gorgogliante: non può fare a meno di riflettere sul fatto che è diventato un'altra persona, è invecchiato, è un barbone zoppicante per i postumi di una delle tante cadute degli ultimi tempi...

Non dovrebbe esserci nulla di più disinteressato di un dono, eppure spesso e volentieri sappiamo che non è affatto così: do ut des, dicevano i latini, e in effetti i regali sovente vengono fatti perché ci si attende qualcosa in cambio, perché ci si vuole sentire migliori, perché si anela apprezzamento. Per antonomasia, nell’immaginario collettivo lo scambio di doni più caratteristico della società avviene in occasione del Natale, la sola festa in cui i regali non vanno al festeggiato ma ai convitati, che ne celebrano la venuta al mondo, e il Natale è la ricorrenza, invero connotata, soprattutto ultimamente, anche da consumismo sfrenato e dall’ipocrisia commerciale dell’essere tutti più buoni, come se non fosse un dovere civico ma una concessione una volta l’anno, in cui ci si concede la libertà di uno sguardo bambino sul mondo, ingenuo, speranzoso, senza sovrastrutture, capace di rivolgersi persino agli ultimi, che di norma vengono ignorati. Per questo, dunque, il Natale va al di là delle frontiere, del tempo, delle barriere, persino dei credo religiosi, è un messaggio trasversale, un invito a costruire qualcosa che duri, è sempre attuale, e lo dimostra il volume in questione, in cui danno vita a una meditazione sulla tenerezza due voci diverse, maschile e femminile, una della contemporaneità, l’altra ottocentesca, nata dalla fervida mente di Evelina Cattermole, o forse Kattermole, figlia del console scozzese a Cannes e della di lui terza moglie, una donna che tra scandali, amanti, duelli, tradimenti e salotti visse, prima che l’ultimo amante l’uccidesse sparandole, gran parte del tempo a Firenze, si ringiovanì di svariati anni, conosceva l'inglese, il francese, lo spagnolo e la musica, ebbe un salotto frequentato da Serao, De Gubernatis, Capuana, Graf, Forti e altri, e pubblicò, sia in vita che postume, scritti per bambini, racconti, romanzi e poesie.