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Donne che parlano

Donne che parlano

Nella Comunità Mennonita della colonia di Molotschna in Boliva dal 6 al 7 giugno 2009, ad August Epp, giovane insegnante nella comunità, figlio di una coppia che aveva abbandonato anni prima la comunità e quindi considerato un reietto, viene chiesto di redigere il verbale della riunione segreta che le donne di due famiglie tengono segretamente in un pagliaio, mentre gli uomini sono in città per pagare la cauzione per otto di loro che, dal 2005 al 2009, hanno violentato brutalmente donne e bambine della colonia, durante la notte, dopo avere usato un anestetico veterinario per stordirle. Le donne hanno chiesto ad August di scrivere il verbale perché loro non sanno scrivere né leggere e si fidano di lui. Così il giovane August prende nota con dovizia della loro discussione accesa sulla scelta da compiere per proteggere loro stesse e le proprie figlie dai loro uomini che sembrano intenzionati a riportare nella colonia i fratelli colpevoli ma che chiedono di essere perdonati per gli atti abominevoli commessi, come lo stupro di una bambina di tre anni. Le donne sono come gli animali? Bisogna perdonare il fratello che ha sbagliato? La violenza come vendetta per l’atto compiuto contro questi uomini è ammessa? Potranno ancora fidarsi dei loro uomini e del loro pastore che ha detto per anni che gli stupri erano perpetrati dal demonio o peggio erano soltanto fantasie delle donne? È giusto salvarsi fuggendo? Come si possono lasciare i propri figli sedicenni che ormai sono considerati uomini qui con i più grandi? Riusciranno a vivere con quell’orrore nella carne? Sapranno salvarsi nel mondo al di fuori, di cui non hanno neanche una mappa? La verità è nelle mani di August, che sa cosa esiste là fuori e che sa cosa davvero accade nella colonia...

Una storia di cronaca del 2013 è lo spunto per questa narrazione, fatta dalla scrittrice e che ha come scopo quello scoprire il vaso di Pandora e di tirarne fuori storie di donne che hanno subito inaudite violenze dai loro uomini e che hanno deciso di ribellarsi. Miriam Toews faceva parte della comunità Mennonita di Manitoba in Bolivia, dove sono avvenuti i fatti di cronaca narrati, ma a diciotto anni abbandonò la colonia e si recò in Canada. Nei suoi romanzi la comunità Mennonita, patriarcale e chiusa nelle sue regole religiose ferree e anacronistiche, viene posta sotto la lente di ingrandimento e studiata con occhio critico. La tecnica narrativa è quella del dialogo in presa diretta che fa sembrare al lettore di essere proprio in mezzo a quelle donne, parte del loro tormento, dei loro pensieri, delle loro terribili domande, nel loro dolore e nella loro profonda disperazione. I cardini suoi quali si fonda la loro stessa esistenza tremano e traballano sotto i colpi di una realtà agghiacciante. Queste donne brillano per la lucidità della loro analisi, per il coraggio, per la capacità di essere resilienti e coese, per la loro forza morale. Gli uomini della comunità appaiono malati moralmente, violenti, privi di scrupoli e incapaci di vederle come esseri umani da rispettare e con diritti elementari. August Epp è l'eccezione, proprio perché ha saputo ribellarsi e le sostiene nella loro scelta di liberazione. La scrittura è asciutta come una cronaca, ma proprio per questo tagliente e spaventosa come i fatti di cui parla. La Toews è una scrittrice molto apprezzata negli Stati Uniti e in Canada, ha vinto prestigiosi premi letterari tra cui il Governor General’s Literary Award e il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize. In Italia ha vinto il Premio Simbad 2015 con I miei piccoli dispiaceri, romanzo autobiografico in cui racconta della sorella morta suicida. I suoi romanzi fanno pensare al filone di distopie a cui appartengono anche i romanzi di Margaret Atwood, di Naomi Alderman e di Christina Dalcher. Nel 2007 è stata attrice nel film Luce silenziosa del regista Carlos Reygafas, che ha ispirato il suo romanzo Il mio nome è Irma Voth. Orion Pictures e MGM hanno incaricato qualche mese fa la regista Sarah Polley di realizzare un adattamento di Donne che parlano. L’attrice premio Oscar Frances McDormand ha acquisito tempo fa i diritti: ricoprirà anche il ruolo di protagonista del film, oltre che quello di produttrice. Questo è un romanzo raggelante e che scuote l’anima per la durezza dei fatti, ma è soprattutto un inno alle donne, al loro coraggio, capace di dare voce alla loro umanità ferita.