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Donne dell’anima mia

Donne dell’anima mia

Isabel manifesta precocemente il suo carattere ostinato, ribelle, con un atteggiamento tutt’altro che subalterno o domabile, a tal punto da essere cacciata dal collegio a soli sei anni per la sua indisciplina (gestito da suore tedesche, a onor del vero forse non proprio una passeggiata). Pesantemente ha inciso sulla sua indole l’abbandono del padre, che lascia la moglie poco dopo la nascita dei due figli, costringendola a chiedere ospitalità in Cile ai genitori, dove il nonno (di Isabel) domina incontrastato, come si confà in una società patriarcale da tempo immemore. Isabel nel frattempo assorbe ciò che la circonda, percepisce l’atmosfera attorno a sé, pregna di un machismo che a lei risulta intollerabile fin da subito, quasi inconsciamente, senza saperne nemmeno la definizione. L’arrivo del patrigno di Isabel, lo zio Ramón, risolleva le sorti ma sempre la madre Panchita sacrificherà consapevolmente le proprie ambizioni a favore di quelle del proprio compagno. Isabel acquisisce la consapevolezza di non voler vivere allo stesso modo, e non solo, vorrebbe che nessuna donna al mondo vivesse rinunciando alle proprie ambizioni, alla propria libertà, costretta ad alzare la voce per farsi sentire e contemporaneamente timorosa nel farlo. Nel 2021 non dovrebbe nemmeno più esserci un “femminismo” per il quale lottare, perché dovremmo già essere oltre. Ma così non è, quindi è giusto che chi può parlare, lo faccia e a gran voce, anche per chi non può farlo…

Isabel Allende torna con un libro che ha il calore e la confidenza di una chiacchiera tra amiche ma la potenza di un manifesto. Racconta molto del suo passato e del suo presente, delle donne “dell’anima sua”, alcune vicine a lei, altre totalmente sconosciute, incontrate durante alcuni viaggi, ma che hanno segnato, ognuna a modo suo, un punto di svolta nella vita dell’autrice. I fatti storici e le statistiche drammatiche (negli Stati Uniti ogni sei minuti una donna viene violentata, ogni novanta secondi un’altra viene picchiata, stando alle denunce ufficiali) si alternano con sapienza a momenti di leggerezza, di spensierata e ironica riflessione, tra gli altri, sulla sessualità vissuta in età matura, sull’accettazione della propria estetica a prescindere dai canoni (che a ben vedere variano ogni tot di anni, come sarebbe possibile cambiare corporatura di volta in volta?). Isabel Allende tocca e attraversa tutte le sfaccettature di quello che per lei rappresenta il femminismo, e che, ci tiene a precisare, non ha nulla a che vedere con l’idea vetusta e stereotipata di donne sempre arrabbiate a prescindere, che non si radono, non si truccano e odiano il genere maschile. Esigere ascolto, uguali diritti, paghe eque, pari opportunità... non rende per forza una donna meno “donna” perché si può essere entrambe le cose. “Il femminismo è fluido, potente, profondo come un oceano e racchiude l’infinita complessità della vita, si muove a onde, correnti, maree e talvolta con tempeste furiose. Come l’oceano, il femminismo non rimane in silenzio.”