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Donne medievali

Donne medievali. Sole, indomite, avventurose

Nella società medievale europea la donna non aveva voce. Mantenute analfabete e sottomesse, trattate come merce di scambio tra famiglie o come macchine da riproduzione, date in matrimonio ancora bambine, spesso abusate e uccise, le donne erano da molti persino considerate una specie a parte rispetto agli uomini. Solo le monache e le vedove di alto lignaggio avevano la possibilità di esprimere la loro personalità: le altre, anche se di classe elevata, erano sempre madri di, figlie di, mogli di, “come se da solo il loro nome – peraltro spesso deliberatamente ignorato – non potesse reggersi”. Il passaggio dal modello antico di matrimonio (endogamico, privato, laico) al modello imposto dalla Chiesa cattolica (pubblico, esogamico, sacro, quasi casto) per così dire istituzionalizzò la misoginia e il celibato dei preti contribuì a far divenire le donne nell’immaginario collettivo medievale addirittura delle nemiche, delle portatrici di peccato, delle agenti demoniache che – nel caso di deviazioni dalla sessualità o dalla cultura imposta dalla Chiesa – diventavano dei veri e propri mostri, streghe o peccatrici abominevoli da eliminare anche fisicamente. Allevare i figli e lavorare duramente in silenzio e senza mai alzare la testa, questo era il destino riservato alla donna medievale. “Rimaneva un’estranea in un gruppo famigliare che accogliendola la dominava e sorvegliava, ma anche che l’avrebbe rimandata alla famiglia d’origine di fronte alla possibilità di un’altra sposa più ricca o più nobile”. Eppure – nonostante il clima così oppressivo e misogino, nonostante la scarsità di testimonianze dirette di donne e il sostanziale “boicottaggio” da parte della cultura ufficiale medievale – emergono da questo quadro così fosco molte figure di donne speciali e notevoli. Chiara Frugoni, che ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi, ne ricorda cinque (delle quali una in realtà solo leggendaria, ma emblematica per molti motivi)…

A quattro di queste grandi donne medievali Chiara Frugoni dedica un capitolo specifico di questo saggio agile e pieno di spunti interessanti – come sempre accade nella collana Grandi illustrati de Il Mulino parliamo di un volume di grande formato, su carta patinata e ricchissimo di splendide illustrazioni a colori, un prodotto editoriale di lusso insomma – non prima di aver introdotto l’argomento del saggio con riflessioni generali e analisi più puntuali di alcuni documenti storici (in questo caso le miniature dell’Apocalisse di Saint-Sever, la biografia del santo Ugo di Lincoln scritta dal monaco Adamo di Eynsham, la cosiddetta Tappezzeria di Bayeux e le opere di Geoffrey Chaucer e Giovanni Boccaccio). La prima è Radegonda di Poitiers, prima regina e poi monaca, “donna estroversa e sensibile, con slanci emotivi tangenti all’amore terreno, preoccupata delle sorti del suo monastero e del regno, attiva pacificatrice di sovrani particolarmente violenti e brutali”. La seconda è Matilde di Canossa, rampolla di una dinastia principesca e amica personale di Papa Gregorio VII, “ardita, strenuamente devota alla causa della Chiesa, alla quale sacrificò ogni altro interesse”, che viene ricordata assieme alla papessa Giovanna, in realtà mai esistita “anche se, dal 1250 fino al 1550, dunque per tre secoli, uomini di Chiesa molto vicini al papato hanno creduto e fatto credere a una storia che sembrava compromettere la reputazione della Chiesa stessa”. Tocca poi a Christine de Pizan, che rimasta vedova a venticinque anni “scoprì nella scrittura il mezzo per risollevarsi, anche economicamente” e “con la sua prodigiosa produzione, ben presto fu a capo di copisti e minatori e minatrici”. Infine, c’è Margherita Datini, moglie di un ricco mercante di Prato, una donna originariamente analfabeta che imperò a leggere per poter comunicare via lettera con il marito, quasi sempre in giro per lavoro, le cose fatte in una casa “veramente complicata da gestire” e i suoi pensieri più intimi. Le storie di queste donne lontane nel tempo diventano attuali e vicine grazie alla prosa senza fronzoli e vibrante della professoressa Frugoni, che racconta con passione chiaramente percepibile le loro vite, facendole emergere dall’ombra in cui la società in cui hanno vissuto le aveva colpevolmente relegate.

LEGGI L’INTERVISTA A CHIARA FRUGONI