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Dove finisce il silenzio

Dove finisce il silenzio

Riccardo resta impietrito, mentre si sforza di non tossire e non destare sospetti in Lydia. Ha riconosciuto il posto. Non subito, ma gli è bastato dare un’occhiata più consapevole a quella massa di pietre arroccate una sull’altra per riconoscerlo. Sa perfettamente che, tanti anni prima, ha deciso di far piantare quegli alberi in circolo, lasciando però uno spiraglio per vedere il mare. Come una diga che improvvisamente si rompe, ecco che riaffiorano i ricordi dell’infanzia: le giornate al mare con Rebecca, che in virtù del fatto di essere la sorella maggiore non voleva il fratellino con sé e con le amiche; il suo arrampicarsi su quegli alberi quando voleva scappare dalla realtà. La fontana e il laghetto, il dover stare per forza seduti a tavola la domenica fino a quando suo padre non finiva di mangiare… Eppure, ricorda che la strada percorsa da piccolo era ben diversa da quella percorsa insieme a Lydia per arrivare nella nuova casa di Marco. Si saliva uscendo dal casello di Lavagna e non di Chiavari, come hanno fatto quella sera. Magari mi sbaglio, pensa mentre si arrischia a porre la domanda definitiva. “Scusa Marco, ma c’è un’altra strada che porta da queste parti?”. Il cuore gli martella sordo nel petto, mentre le parole dell’amico finalmente fanno breccia nella sua mente “Sì, ce n’è un’altra che arriva laggiù. […] è quella collegata con la provinciale che sale da Lavagna”…

Due fratelli, una famiglia che custodisce un segreto terribile, un “incidente” che cambierà la vita di Riccardo e Rebecca, permettendo loro di rinascere e lasciar andare quello che a lungo li ha costretti alla fuga, non tanto materiale quanto psicologica. Sono gli ingredienti del romanzo dell’architetto Roberto Silvestri che, con una struttura narrativa circolare e bilanciata, ricostruisce la storia della famiglia Sforza De Vincentis; una storia ambientata tra il freddo della Norvegia e la bellezza della Liguria, influenzata dalla personalità di Augusto – il capofamiglia – alla quale, i figli cercano di ribellarsi nella maniera più violenta possibile. I luoghi, resi familiari dalle descrizioni, offrono il riflesso dell’atteggiamento dei protagonisti: la bellezza, ma anche la durezza della Norvegia sono perfettamente speculari alla durezza del carattere di Rebecca; la dolcezza, il calore, l’armonia del paesaggio ligure, invece, fornisce una chiave di lettura dell’approccio di Riccardo, teso sempre verso la volontà di trovare una soluzione più giusta per tutti. Ampio spazio viene dato all’aspetto psicologico, soprattutto di Riccardo, permettendo una comprensione del personaggio più accurata, ma rallentando talvolta il ritmo della narrazione. Sebbene lo stile di scrittura – pacata e riflessiva – non rappresenti lo stile specifico del genere al quale il romanzo si ascrive, Dove finisce il silenzio mantiene la struttura tipica del thriller, catturando anche il lettore che preferisce l’azione all’analisi introspettiva e conducendolo sino al termine del romanzo con la voglia di scoprire chi si celi dietro il mistero.