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Dove la luce

Dove la luce

Aprile 1987. È la settimana di Pasqua e a Gessopalena c’è fermento: nei giorni della Settimana Santa si trasforma nel Golgota, con la messa in scena di una monumentale Passione di Cristo. Anche quest’anno Milo partirà da Roma il Giovedì Santo, diretto a Pescara, poi prenderà la corriera per Gessopalena in modo da raggiungere il colle del supplizio in tempo per vedervi salire il giovane Cristo. È arrivato a questo appuntamento vivo, lui che si augura di spirare nel sonno o di morire assiderato o che qualcuno gli spacchi la testa, visto che dorme all’aperto. Nemmeno le preghiere hanno effetto: ogni giorno, puntualmente, si risveglia. La notte prima ha dormito nei pressi di San Pietro, una sistemazione che gli dà conforto, e ha pregato l’Altissimo il quale, invece di chiudergli per sempre gli occhi, gli ha mandato un segno della sua volontà di lasciarlo in vita: il Professore lo ha raggiunto poco dopo l’alba. Postiglione, febbraio 2023. È al paese, nella grande stanza tutta per lei, in cui anni prima studiava e dormiva. Uno stanzone inospitale e freddo, ma con una splendida vista sul mare in lontananza. Mentre dal salotto giunge il rumoroso e familiare dormire del padre, aprire il vecchio dizionario di greco le procura un senso di intimità con se stessa... Roma, pranzo di Natale del 1986 (quattro mesi prima della scomparsa). Milo e il professore si sono conosciuti il giorno di Natale alla mensa dei poveri. Milo si ricorda bene i particolari: si erano trovati seduti vicini al momento del pasto. Un uomo distinto gli aveva offerto la sua porzione di lasagna, che Milo non aveva accettato, perché convinto fosse uno di quella maledetta banca che lo aveva rovinato. Ma lui era un semplice professore che viveva modestamente e che non era riuscito a raggiungere i parenti a Pescara a causa di una brutta gelata. Quella stessa sera di Natale del 1986 il Professore scriverà di Milo all’amica Adolphine, esprimendo la speranza di conoscerlo meglio...

Il romanzo di Carmen Pellegrino è un'opera particolare, all'incrocio tra la storia personale, individuale e la storia collettiva del mondo di cui è parte. Fanno la loro comparsa i ricordi che, pur acquistando una certa ampiezza, non costituiscono un’autobiografia: lo scorrere del tempo – spiega la stessa autrice nell’ultima parte del libro – non segue il fluire continuo della vita, ma procede per attimi e discontinuità in cui affiorano persone che sono esistite o esistono non più realisticamente del loro doppio onirico. C’è dunque la vicenda di Milo Marsico un uomo che vive per strada, cui non è rimasto nulla, se non la speranza di morire, e c’è la storia del Professore, ovvero Federico Caffè, economista, realmente esistito, di cui non si è saputo più nulla dalla mattina del 15 aprile 1987; c’è la Grande Storia – il decennio dell’omicidio dell’avvocato Ambrosoli, della P2, della tragedia di Ustica, della strage di Bologna – in cui immaginazione e verità si intrecciano, e ci sono i ricordi di una donna la cui retrospezione permette di descriversi anche all'interno dell'attualità e degli avvenimenti storico-sociali. Ci sono, infine, i libri degli altri, alcuni dei quali rimandano ad altri libri: Anne Carson, Walter Benjamin, Witold Gombrowicz, Paul Nizan, Leonardo Sciascia, Simon Weil, Giuseppe Ungaretti, con il suo inno all’amore, Dove la luce – non è un caso il titolo sia lo stesso di questo libro. Per quanto riguarda Federico Caffè, nessuna delle ipotesi sulla sua sparizione si è mai tradotta in certezza: ha fatto in modo che si perdessero le sue tracce, lasciando che i familiari, gli allievi e i tanti che lo avevano conosciuto lo cercassero per mesi, per anni. Descrivere il professore che si ritira fra i gessi e scrive lettere ad Adolphine è “un’invenzione seducente”, ma, appunto, un’invenzione. Dove la luce si pone quindi al confine tra l'opera prettamente letteraria, con una particolare attenzione per la scelta del linguaggio e per una prosa poetica, intimista, e uno sguardo sul mondo che ci circonda attraverso l'analisi di un’esistenza personale: è uno spazio privilegiato per affrontare le rappresentazioni della memoria, le sue manifestazioni e i suoi meccanismi e per interrogarci sul modo in cui è possibile conciliare memoria personale e memoria collettiva.