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Dove non si parla d’amore

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Parigi, 1931. Natal’ja Petrovna è rimasta sola con i figli e il resto della famiglia: Konstantin Ivanovič se n’è andato perché trova la vita asfissiante in quella famiglia in cui si fa sempre tutto insieme. Nataša lo comprende, perché Kostja è superiore, «Per te dev’esser difficile. Tu sei una persona straordinaria», gli ha detto. Passano quattro anni difficili prima di rivederlo nell’occasione di una sua conferenza in città, alla quale Nataša assiste con tutta la famiglia... Parigi, 1932. È autunno, lui osserva dalla finestra alcuni operai che asfaltano la strada. Il vento spoglia gli alberi delle foglie, le accumula e le rivolta, ma una resiste tenacemente aggrappata al suo ramo. Vive in una stanza in affitto, si sveglia tardi ed esce di rado. La padrona di casa gli porta la colazione e il pranzo, rifà il letto e porta via i mozziconi di sigaretta. Di tanto in tanto riceve la visita di Kroon… Parigi, 1932. Ghita non riesce a dormire, l’umidità e il freddo d’inizio autunno le hanno risvegliato il dolore alla gamba. L’ultima bolletta non è stata pagata e non c’è elettricità. Sveglia Ruffi, che dorme sul divano da ormai due mesi e gli chiede di accendere una candela e di massaggiarle la gamba. Era bella e famosa, una volta, prima dell’incidente, quando le sue gambe, ora deturpate da cicatrici, erano celebrate in tutta Berlino… Parigi, 1933. Aleksandr L’vovič si sveglia di soprassalto, sente dei passi in casa. È sicuro “di aver chiuso a chiave la porta principale la sera prima, ma quella di servizio? E la finestra?”. Sono gli spazzacamini nell’appartamento accanto, ma questo spavento gli rovinerà la giornata, ne è certo…

Queste e molte altre le storie in questa raccolta, in una Parigi degli anni Trenta in cui improvvisamente, un decennio prima, si sono riversati migliaia di russi, uomini, donne bambini. Borghesi, appartenenti alla nobiltà, militari e funzionari dell’Impero in fuga dalla Rivoluzione, perseguitati dal Soviet, si sparpagliano per tutta l’Europa, stravolgendo, in alcuni casi, la fisionomia di intere città. La Berberova stessa fugge nel 1922 prima a Berlino e poi a Parigi dove rimane per 25 anni, per poi emigrare negli Stati Uniti, dove rimane fino alla morte. Si raccontano stralci di vita di persone che in comune hanno la solitudine, forse l’incapacità ad adattarsi ad un mondo completamente diverso da quello in cui sono nati e del quale hanno nostalgia; alcuni sono poveri, altri vivono di rendita, altri ancora continuano a mantenere una parvenza di dignità pur essendo caduti in disgrazia. Vite difficili, piene di rimpianti, finzione, rassegnazione e sentimenti inespressi. Il titolo della raccolta anticipa quale sia il minimo comune denominatore di queste storie, che iniziano e terminano senza un vero contesto; potrebbero tutte essere riscritte prendendo in esame un qualsiasi altro momento della vita dei protagonisti, senza per questo cambiare atmosfera. L’esilio, benché volontario anche se necessario, pare vissuto non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Per amanti della letteratura russa moderna.