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Dove sei, mondo bello

doveseimondobello

Una donna bionda dall’aspetto lindo e curato è seduta nel bar di un albergo, con gli occhi alla porta. È marzo inoltrato e, oltre la vetrata, alla sua destra, il sole inizia a tramontare sull’Atlantico. Con qualche minuto di ritardo, l’uomo con cui ha un appuntamento — fisico snello e capelli scuri, la faccia stretta — entra dalla porta. Dopo essersi guardato intorno e aver controllato lo schermo del telefono, si avvicina alla donna. Si sono incontrati su una app di incontri, hanno entrambi una trentina di anni, si presentano: lei, Alice, è una scrittrice di Dublino che si è appena trasferita da New York in una casa vicino al mare, in attesa che i proprietari riescano a venderla; lui, Felix, lavora in un magazzino, fuori città. Dopo aver bevuto qualche bicchiere e parlato per lo più delle proprie famiglie, Alice propone a Felix di vedere la casa in cui vive. Lungo il tragitto che percorrono a piedi, lui risponde alle tante domande sulla sua vita sociale, prima di scoprire che la donna abita nella grande canonica. All’interno, un ampio corridoio con delle mattonelle a motivi rossi e neri, un lampadario di vetro marezzato e un raffinato tavolo; una grande stanza con una cucina componibile su un lato e un tavolo da pranzo sull’altro, sedie imbottite e foderate con una stoffa increspata color ruggine, una finestra sul giardino sul retro… Quando Felix chiede — per curiosità — quante camere da letto ci sono, Alice non ha problemi a fargliele visitare. La sua ha un grande letto a due piazze, l’assito nudo e, lungo una parete, un caminetto rivestito di piastrelle color giada, mentre una grande finestra a ghigliottina affaccia sul mare. Lei è in piedi nella stanza e guarda lui gironzolare, fingendosi interessato: tutti e due sanno quello che sta per succedere. Alla fine, forse perché non ha più la forza di rinviare l’inevitabile, Felix la ringrazia e se ne va. Entrambi si sentono in colpa e nessuno dei due è veramente sicuro del perché, nel complesso, la serata sia stata un simile fallimento…

Dopo aver pubblicato due romanzi di successo intorno ai vent’anni — Parlarne tra amici e Persone normali, i cui protagonisti sono studenti universitari di Dublino, proprio come lei quando ha iniziato a scriverli —, l’irlandese Sally Rooney, acclamata come una delle migliori scrittrici della sua generazione, è tornata nelle librerie con Dove sei, mondo bello — il titolo è una traduzione letterale di un verso della poesia di Friedrich Schiller Die Götter Griechenlandes (Gli dei della Grecia) del 1788. Il libro ruota intorno alla vita sentimentale, sociale e sessuale di una famosa e ricca scrittrice, Alice Kelleher, che si è appena trasferita nella contea di Mayo dopo un forte esaurimento nervoso, e dell’amica Eileen, conosciuta ai tempi dell’università, che si mantiene a fatica facendo l’impiegata in una rivista letteraria di Dublino. Entrambe stanno per compiere trent’anni e per e-mail si scambiano impressioni, esperienze, ricordi e confidenze sulle loro vite amorose: Eileen è legata in modo ambivalente a un amico d’infanzia, Simon, bello, ricco e religioso, che ha cinque anni più di lei, mentre Alice — che come scrittrice ha molto in comune con la Rooney — ha conosciuto un uomo grazie a un sito di incontri. Soprattutto, le due amiche affrontano temi importanti come il crollo delle civiltà, l’importanza della bellezza, le conseguenze della politica di destra, il futuro dell’umanità alla luce delle disuguaglianze dovute al capitalismo o dei cambiamenti climatici, l’attuale sistema di produzione letteraria… I capitoli dedicati a questa corrispondenza si alternano alla narrazione, in terza persona, dei rapporti che legano queste quattro persone per un periodo di circa un anno, durante il quale si innamorano, si lasciano e si ritrovano più volte. Per descrivere le vite dei suoi personaggi la Rooney ha scelto un tono distaccato: non interviene direttamente e non dà interpretazioni soggettive. I personaggi vengono delineati grazie a connotazioni relative alla classe sociale, al lavoro, alla cultura e all’ambiente di appartenenza, cui si aggiungono valori, interessi, abitudini, azioni, comportamenti e la loro visione della vita. Il lettore, però, può solo immaginare o interpretare — attraverso i dialoghi, le dinamiche di potere, l’utilizzo della tecnologia e in particolare delle piattaforme di messaggistica, oltre a scene di sesso molto intime —, le emozioni e i sentimenti che essi provano. Fra le tante questioni affrontate, si fa strada una domanda esistenziale: dato per scontato l’imminente crollo della nostra civiltà, è moralmente accettabile dedicare la propria vita all'amore, alle relazioni, al piacere e al denaro? A prescindere da quello che pensiamo o temiamo per il futuro, l’umanità andrà avanti, in ogni caso. E ci saranno sempre dei momenti in cui siamo inconsapevoli, anzi, in qualche modo invulnerabili di fronte alla volgarità e alla bruttezza del mondo e non ne siamo contaminati, mentre ci affacciamo su qualcosa di più profondo, dissimulato sotto la superficie della vita: “la costante, l’ubiqua presenza di un mondo bello”.