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Dove si nascondono le rondini

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In un pomeriggio come tanti a San Barbaso in provincia di Treviso, una banda di ragazzini, i Lupi Matti, gioca a nascondino in un boschetto di castagni vicino al paese. L’agnello sacrificale è Lamberto, detto Lamb, deriso dal gruppo per la sua poca intraprendenza e per essere un secchione. Infatti, non è ancora un membro effettivo della banda e teme di non diventarlo mai. Tocca a lui trovare i compagni e manca solo Danilo, se avesse liberato tutti con una tana poderosa sarebbe stata la sua fine. Il rito di iniziazione, la pozione e il giuramento solenne si allontanano inesorabilmente. Lamberto si aggiusta gli occhiali sul naso, ingoia a vuoto la saliva e parte nel bosco alla ricerca di Danilo. Arriva alla Distesa Deserta, un grande prato scoperto per caso girando in bicicletta, giunge al luogo dove è stata piantata la bandiera dei Lupi, ma niente. Intanto le ragazzine del gruppo, Samantha e Corinna, iniziano a stufarsi. Lamberto non demorde, con al polso l’orologio del suo amato nonno riparte alla caccia. Vuole essere accettato dai Lupi, ha anche abbassato la media dei suoi voti, suscitando le ire di suo padre, carabiniere sempre troppo impegnato nel lavoro. Continua a camminare e a cercare fino a quando non vede un vecchio casolare, all’apparenza abbandonato. Gli scuri sono chiusi, la rete metallica della recinzione lascia qualche spazio per passare. Possibile che Danilo si sia nascosto lì? No, non è lì e si è fatto pure tardi, deve tornare indietro, subire gli sberleffi dei compagni e le sgridate dei genitori. Un rumore sospetto però lo fa sobbalzare, una figura di donna con una pistola vera in mano gli si è avvicinata. Lui richiama all’appello tutto il suo coraggio e scappa veloce, raggiunge la bicicletta e vola a casa stremato. Nella fuga ha perso l’orologio del nonno, altra catastrofe. Una domanda si fa strada nella mente di Lamberto: “Chi è quella donna? Perché è armata?”. Scoprirà che si chiama Irene ed è una brigatista in clandestinità…

Dove si nascondono le rondini è il romanzo d’esordio di Enrico Losso e da amante della storia contemporanea italiana qual è, l’autore lo ambienta negli anni di piombo. I fatti di sangue rimangono sullo sfondo, in primo piano c’è il tredicenne Lamberto e il suo avvicinarsi alla figura di Irene Zucchi, la “compagna Pace”. È sul loro rapporto che si incentra il romanzo, le loro conversazioni sono un cammino di crescita. Per lei un ricordare il passato, le scelte fatte e le rinunce, rispecchiandosi nella candida innocenza di un giovane con il futuro davanti. Per Leonardo è un approcciare sentimenti e storie troppo grandi per lui: politica, lotta di classe, rivendicazioni proletarie. Si sente trattato come un adulto da Irene, come faceva suo nonno, contrariamente a quanto accade con i genitori. La mitezza della madre e la rigidità del padre non contribuiscono a rendere sicuro l’animo e il carattere in formazione di Leonardo. Come un acquarello delicato o una bolla di sapone il rapporto tra i due vive sospeso e segreto, fino al precipitare degli eventi, l’arresto di Irene, grazie alle indagini del papà di Leonardo carabiniere. Mal si raffrontano la delusione del ragazzo e la lotta quotidiana ai terroristi del padre. Pensieri di responsabilità e dovere muovono l’adulto, mentre Leonardo tenta di capire l’effettiva gravità della posizione di Irene. Se le domande in copertina: “Cosa sei disposto a fare per sentirti parte di qualcosa?” e “Cosa sei disposto a fare per un ideale?” sono l’ossatura del romanzo, le risposte non ci sono. Un rapido e immaginabile finale conclude la storia, portando a pensare che Il sentiero dei nidi di ragno è ancora molto lontano da raggiungere.