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Doveva essere il nostro momento

Doveva essere il nostro momento

La ruota posteriore dell’auto è completamente squarciata, senza alcuna possibilità di recupero. Quella di scorta, poi, è bucata e ci si è seduta dentro Cleo, per non stare direttamente a contatto con l’asfalto di quella stradina senza qualità. Leo pensa che questo inciampo se lo sarebbe potuto evitare se non avesse deciso di andare alla ricerca di Simone, in suo razionale amico Simone che, all’improvviso, ha deciso di seguire una setta. Tutto accade nove mesi prima. Simone avverte gli amici attraverso una chat di gruppo, sulla quale manifesta il desiderio di recarsi di persona in Sicilia, presso una setta, per realizzare un articolo giornalistico. Non spiega di quale setta si tratti. Tutto quello che Leo sa è che l’amico prenota un volo con scalo a Parigi e nessuno, da quel momento, riesce più a contattarlo. Sarà Simone stesso, due mesi dopo, a mandare una lettera a Leo nella quale scrive di stare bene e di aver intenzione di fermarsi lì dov’è. Dove, esattamente, non si sa. Per permettere a Leo di attraversare tutta l’Italia in auto alla ricerca dell’amico è necessaria una colletta di cinque persone. La scelta, poi, di mandare lui alla ricerca di Simone è dettata dal fatto che Leo è disoccupato e ama guidare. Dunque, Leo parte dopo aver rassicurato Max, il ragazzo di Simone: lo contatterà non appena avrà scovato l’amico. Invece, anche Leo sparisce per tre mesi e, ora che sta rientrando, non è in compagnia di Simone, ma di una ragazza – la sconosciuta più famosa del mondo – data dall’opinione pubblica come morta, forse assassinata, da tre giorni. Si tratta della celebrità di internet Clorofilla, detta Cloro. La ragazza non è certo una bellezza tradizionale, ma non si può fare a meno di guardarla. E ora Leo la osserva mentre la giovane si accende una sigaretta e ne aspira il fumo, gli occhi puntati sul suo Tamagotchi. Cloro ha i capelli bruciati dalla tinta che ha utilizzato per tentare di nascondere la capigliatura rosa confetto con cui è nota ai più. Il risultato è stato disastroso: i suoi capelli ora sono un po’ viola, un po’ verdi e un po’ arancioni. Sembra un’aliena...

Sedici ore. Tanto dovrebbe durare un viaggio che, risalendo dalla Sicilia, ha come destinazione la Lombardia. Il viaggio di Leo e Cloro, invece, dura parecchio di più: cinque giorni lungo un’Italia che sta per entrare in lockdown e che vive, quindi, situazioni peculiari e a volte decisamente surreali in ogni paese e in ogni città. I due protagonisti del romanzo di Eleonora C. Caruso – novarese, classe 1986 – non potrebbero essere più diversi: Leo è un trentaquattrenne disilluso, che dalla vita non ha mai preteso molto, ma sente di non aver ricevuto neppure il minimo sindacale; Cloro è una celebrità sui social, ma qualcosa l’ha portata nella stessa masseria abbandonata in cui dovrebbe aver trovato casa anche Simone, un amico di Leo sparito da nove mesi. La masseria è la sede di una sedicente setta, guidata da un personaggio piuttosto ambiguo, convinto di aver colto il cuore di ogni verità e desideroso di condividere la sua scoperta. Gli adepti della comunità vivono negli anni Novanta: non ci sono smartphone e il Tamagotchi impazza; si ascolta Cesare Cremonini che sfreccia in Vespa sui colli bolognesi e per comunicare all’esterno si usano carta e penna. Nient’altro. Si tratta quindi di una bolla temporale in cui cercano riparo tutti coloro che si sentono rifiutati da un mondo esterno nel quale non si riconoscono più, una realtà fatta di delusioni e promesse disattese. Mentre segue il viaggio a ritroso di Leo e Cloro, dalla masseria alla vita di sempre in un nord ricco di contraddizioni, il lettore scopre anche – attraverso l’uso di sapienti flashback – le dinamiche presenti all’interno della setta, nonché le personalità sfaccettate dei due protagonisti. Attraverso una scrittura che cattura l’attenzione e inchioda il lettore alla pagina, Caruso – grazie al più classico degli espedienti narrativi, il viaggio – mette in scena desideri e paure di due diverse generazioni, accomunate dalla perdita di un vero centro e dalla nostalgia che le anima. Quel che Leo e Cloro cercano davvero è uno scopo, un gancio cui aggrapparsi quando ogni cosa sembra franare, una promessa in cui credere, per ritrovare in sé la voglia di ricostruire.