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Due come loro

Due come loro

Ci sono due uomini su uno dei tetti di Roma. A essere precisi, uno dei due si trova sul cornicione e sta per buttarsi di sotto. Completo e accessori costosi e alla moda, sulla cinquantina, vuole farla finita per una serie di eventi che lo incasellano nel più comune degli stereotipi: pescecane di una multinazionale, fatto fuori dopo una fusione, licenziato e, come se non bastasse, cornificato. L’altro, più giovane, più rilassato e molto meno alla moda, fuma una sigaretta la cui punta si accende per un attimo dei colori del cielo di questo tramonto prima di spegnersi e lasciare spazio solo all’arancio e al viola che tingono tutto il centro città; uno spettacolo, da lassù. Fa caldo anche se manca un mese all’estate e sei piani sotto di loro il traffico è decongestionato, i negozi stanno chiudendo accanto a una fila di platani verdi e le persone sono puntini. I due uomini parlano. Completo blu scuro trema e prende tempo, dà forza ai suoi motivi, Giacca di pelle cerca di dissuaderlo, disinvolto e irriverente, e scommette che se l’altro salta becca in pieno la vecchia Cinquecento parcheggiata proprio sotto di loro: tanta gente “salta dai palazzi e non muore sul colpo”, e poi rimane attaccata a un monitor in ospedale, sofferente e annebbiata dalla morfina. Sono occhi negli occhi, ora: Giacca di pelle sorride e gli tende la mano...

L’impatto è forte, perché inizialmente può sembrare blasfemo e infastidire. In realtà dopo aver colto il senso dell’opera, è evidente che la blasfemia non è lo scopo di Marco Marsullo, che invece ci mette davanti a spunti di riflessione così reali da disorientare, presentandoli in chiave moderna. Due come loro è come un vetro, limpido, trasparente ma anche tagliente, da maneggiare con cura. Spiazzante, passa dal commuovere al divertire, dall’ironia alla dolcezza, dal Bene al Male, dal sarcasmo alla leggerezza e scandaglia l’animo umano, con i suoi vizi e le sue virtù, le sue debolezze e le sue paure. Surreale e al tempo stesso così vero, reale, attuale. Shapiro, Shep, è un personaggio che si fa amare, irriverente, cinico, sarcastico, oppresso dal senso di colpa che non lo abbandona, ma invero ogni personaggio dà qualcosa, ognuno è elemento perfettamente al suo posto nel disegno globale. Una storia che è un pendolo tra Bene e Male (siamo sicuri che siano due entità poi così ben distinte?), tra salvezza e dannazione, tra buoni e cattivi, che pone domande ma non dà risposte. Un romanzo sul dolore e sull’incapacità di lasciare andare il passato, sul senso di colpa che non muore mai, sul suicidio come salvezza, sul rimpianto, sull’amore, sul sacrificio, sulle debolezze dell’animo umano: “ogni persona [...] ha un punto di rottura”. Ironico, commovente, profondo, vero, sarcastico trascina il lettore in un viaggio di riflessione e verità amare. “È il destino di ognuno, lasciarsi qualcosa alle spalle”.