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Due cuori in tempesta

Due cuori in tempesta

L’auto di suo padre è parcheggiata davanti al portone. Sono le due del mattino e Mia, come accade spesso ultimamente, ha appena aperto lo sportello e si è seduta al posto di guida. Inserisce la chiave nel cruscotto, un solo scatto. La musica invade l’abitacolo. Mia appoggia la nuca allo schienale, piega la testa in direzione del finestrino e solleva lo sguardo al cielo. Fra sei ore dovrà andare a scuola, magari ben vestita e ben pettinata, ma in questo momento l’unica cosa che vorrebbe è smettere di pensare e magari riuscire a dormire. All’improvviso, vede la luce del salotto di casa accendersi. Poi è la volta di quella della sua stanza. Un attimo dopo il portone si apre e appare sua madre, in vestaglia. Stringe gli occhi per mettere a fuoco l’interno dell’auto e un attimo dopo eccola aprire lo sportello, lato passeggero, e sedersi accanto a Mia. La donna prende la mano della figlia e restano lì, come due manichini, ad ascoltare la musica preferita del padre di Mia. Fra poche ore, quando il primo giorno di scuola si aprirà, carico di promesse, il padre di Mia, che tanto ci teneva, non ci sarà ad accompagnarla. Perché non c’è più. È morto. E Mia ce l’ha con il mondo intero: l’uomo – vigile del fuoco – ha perso la vita durante un salvataggio in mare, mentre compiva il suo dovere, come un vero eroe. Ma a Mia non importa nulla. L’unica cosa certa è che a lei manca immensamente. E non è giusto che abbia lasciato sole lei e la madre. Il mattino seguente, mentre si reca a scuola, realizza di avere ancora abbastanza tempo e decide di fare il giro lungo, quello che passa davanti alla vecchia officina abbandonata. Pare che la demoliscano a breve per costruire uno spazio verde. Mia è costretta a fermarsi di colpo, perché un ragazzo le taglia la strada. Lei si infuria e vorrebbe rincorrerlo per vomitargli addosso tutta la sua furia. Accade spesso, ultimamente, che diventi tutta rossa e sia percorsa da una potente sensazione di rabbia. Non serve che accadano eventi straordinari, è sufficiente qualcuno che al supermercato non rispetti la fila per farla esplodere…

Chissà. Se non abitasse in una città di mare, forse suo padre non sarebbe morto. Mia, sedici anni e una pietra pesante sul cuore, deve fare i conti con la perdita improvvisa del suo eroe, quel padre che l’accompagnava in piscina e che voleva essere presente a tutti i costi al primo giorno di scuola della figlia. Diceva che ne aveva diritto e che non era privilegio esclusivo delle mamme! Ora di quel privilegio non ne può più godere, né al primo giorno né a quelli successivi, e la scuola per Mia è diventata un peso, un momento buio in mezzo ad altri momenti altrettanto privi di luce. Un piccolo faro, tuttavia, rischiara tanto nero. Anzi, i punti di luce sono due: il primo è rappresentato da Ella, nuova compagna di banco piuttosto peculiare ma interessante. E l’altro è Giovanni, incontrato – anzi, si è quasi trattato di uno scontro – nei pressi del capannone abbandonato che presto verrà raso al suolo. Giovanni è un mare calmo, un punto interrogativo, un nuovo amico. O forse qualcosa di più. Sempre accompagnato dalla sua macchina fotografica, il giovane mostra a Mia la strada che potrebbe condurla oltre la tempesta che da tempo la tormenta. Non si tratta di un percorso facile: occorre abbandonare la comfort zone rappresentata dai pomeriggi in solitaria, dai silenzi, da quegli scatti d’ira che sono diventati il suo scudo. Occorre aprirsi all’altro, alla voglia di tornare a vivere, a credere nell’amicizia e, magari, nell’amore. Con lo stile intenso e carico di suggestioni che da sempre la contraddistingue, Sara Rattaro – autrice genovese capace di raccontare con delicatezza le ferite dell’animo umano – offre al lettore una storia pensata per i più giovani ma consigliata a tutti coloro che hanno ricevuto qualche schiaffo dalla vita, sono caduti ma hanno trovato la forza di rialzarsi, hanno compreso che l’amore è una zattera capace di trascinare un cuore spezzato fuori dalla tempesta. Una storia carica di speranza, che racconta la paura di lasciarsi andare e il desiderio di provarci, nonostante tutto. Perché la vita, spesso e per fortuna, riserva sorprese proprio negli attimi più inattesi e nelle circostanze più improbabili. È bene ricordarselo!