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Due spari al Parco Lambro

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Milano. Una recente fine di ottobre. Il vicequestore aggiunto Enrico “Erri Tomba” Tombamasselli, dolorosamente vedovo di Giorgia, a tarda sera si è regalato una cena solitaria al ristorante e sta per assaggiare infine una grande fetta di crostata. Si spalanca la porta d’ingresso ed entra un ragazzo, barcollando. Chiede aiuto, è ferito, dice di chiamarsi Dino Mantovani e che “due negri” gli hanno sparato nel parco, si sono fregati lo scooter e sono scappati insieme alla prostituta che stava con lui in quel momento. Il poliziotto chiama l’ambulanza, la ferita sembra grave, bisogna urgentemente arginare e bloccare l’emorragia. Al San Raffaele l’austera dottoressa Grazia Bergamini gli spiega che è stato colpito alle spalle: il proiettile è entrato dalla schiena, ha sfiorato un rene e ha interessato l’intestino. Hanno praticato una emicolectomia sinistra, non c’è pericolo di vita ma il paziente non può essere subito interrogato, gli fa comunque vedere gli effetti personali: si tratta appunto di un celibe ventottenne residente a Melzo. Più tardi, dal luogo della sparatoria i colleghi chiedono al vicequestore di raggiungerli. Dentro al Parco Lambro viene concretamente fuori una storia abbastanza diversa: sono state rinvenute due pallottole, una sola (di fucile!) andata a bersaglio, è stata inoltre trovata una pistola che non c’entra coi colpi sparati. Poi, attraverso le indagini al commissariato Greco-Turro che dirige, Tomba scopre che Alfredo Mantovani non è propriamente uno stinco di santo: accuse di spaccio di droga, percosse e lesioni, un processo previsto a breve. Quando lo va a trovare in ospedale, il vicequestore lo interroga come se non sapesse nulla, ottenendo risposte che confermano l’originaria falsa versione. Probabilmente il ferito ha paura e bisognerà quindi indagare con furbizia per scoprire la verità e individuare i criminali coinvolti (forse non di incarnato scuro)...

Lo scrittore Massimo Bertarelli (Milano, 1954) risiede a Monza da quarant’anni ed è pensionato dal 2016 (prima responsabile amministrativo in vari ambiti aziendali). Ex maratoneta, impegnato in opere di volontariato in favore di richiedenti asilo, senzatetto, carcerati e ricoverati in casa di riposo, da una quindicina d’anni pubblica romanzi e promuove progetti culturali nelle biblioteche e a carattere letterario. La narrazione è in prima persona al presente. Il protagonista è seriale, proseguono la simpatiche avventure del Tomba: il vicequestore ha poco più di 50 anni, vedovo da sei (un dolore che non lo abbandona e gli condiziona la vita sociale), ateo e affetto fin da bambino da un fastidioso disturbo neurologico (“costretto” spesso a leggere i nomi al contrario), acuto e dedito sul lavoro senza altre amicizie o conoscenze da coltivare (qui intanto trova affinità con la dottoressa Grazia), poca televisione e musica “fissata” sugli Eagles (anche la suoneria del cellulare fa squillare le note di Hotel California, passione che condivideva con la moglie), un’anziana collaboratrice domestica (Giovanna) che lo vizia con garbo e affetto. L’indagine parte da una sparatoria (da cui il titolo) e riguarda spacciatori capi (con relativi accompagnatori violenti) e sulla strada, negli anfratti dei giri di droga dei parchi metropolitani milanesi. Segnalo che la mania del passato remoto nei romanzi polizieschi non piace a tutti i poliziotti, a pag. 65. Non tutto è curato nelle tempistiche della trama, la lettura resta godibile.