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Duecento giorni di tempesta

Duecento giorni di tempesta

Sonia si aggira tra le vie del quartiere di quella che sta per diventare l’altra sua città di mare. Sente il bisogno di lasciarsi alle spalle il passato. Accosta l’auto al marciapiede rallegrandosi per il fatto che è talmente vecchia e malmessa che a nessuno verrà in mente di rubarla. Nota, sulla soglia di un palazzo piuttosto vecchio, una donna dai capelli corvini e dal sorriso aperto. Si tratta della vicepreside, che attende i nuovi arrivati. Sonia è un’insegnante e sta per prendere servizio presso la nuova sede che le è stata destinata. Insegnare, secondo lei, altro non è che un’avventura. Ed è sempre stato così, sin da quando ha cominciato a pensare fosse possibile cambiare vita, dopo vent’anni di delusioni. Quando era bambina, la scuola era un luogo in cui non stava bene. Si sentiva poco adeguata, specie quando si confrontava con sua madre e sua sorella, troppo belle in confronto a lei, che non era una bimba magra e portava pesi davvero troppo difficili da sostenere. Poi, da adolescente, ha smesso di mangiare e di volersi bene. Si è trattato di un periodo lungo e difficile. Ma la vita, si sa, cambia le carte continuamente. Sonia sale le due rampe di scale della scuola e arriva nello stanzino del primo piano dove un segretario un po’ scocciato attende i nuovi arrivati e distribuisce loro moduli da compilare. Appoggiato alla balaustra, invece, c’è un uomo sulla cinquantina. È il professore Giulio, ha lo sguardo di chi ne ha viste tante e un sorriso ampio che parla anche di dolore. Il dirigente scolastico, anch’egli sulla cinquantina, ha i capelli brizzolati e non sorride affatto mentre spiega a Sonia che la loro è una realtà piuttosto difficile, situata in un quartiere a rischio e con un’utenza complessa. L’unica arma davvero efficace sarà l’amore: gli insegnanti dovranno essere severi ma farsi voler bene dagli studenti...

Insegnare in una realtà in cui a dominare sono violenza, criminalità, ribellione. Offrire le proprie competenze e il proprio lavoro ai figli di una terra dura, ostile. Riuscire a sfondare il muro di indifferenza e trasmettere l’amore per il racconto, il teatro, le storie che possono farsi nutrimento per l’anima e portare un raggio di sole là dove l’animo è indurito dalle ombre. Questo è il romanzo di Simona Moraci, insegnante di lettere in due licei siciliani e profonda conoscitrice dei disagi e delle difficoltà che l’insegnamento nei quartieri a rischio comporta. Le esperienze di vita vissuta dell’autrice - vittima più volte di minacce e percosse - sono diventate terreno fertile da cui è germogliata una storia potente, che racconta la disperazione e la fiducia, la voglia di gettare i remi in barca e il coraggio, la possibilità di riscatto e l’amore. La protagonista del romanzo, Sonia, affronta un Sud chiuso e scontroso, dal quale è difficile farsi accettare ma nel quale la donna, ostinata e ben più forte di quanto appaia, riesce a gettare i semi di un futuro più luminoso. L’anno scolastico che la Moraci presenta al lettore, attraverso il resoconto crudo e senza fronzoli della protagonista, è insieme una lezione di vita e un viaggio nei sentimenti. Alle vicende legate al rapporto con gli studenti - un gruppo di ragazzi allo sbando, senza modelli da seguire né regole da rispettare - si affianca anche una doppia storia d’amore, che vede accanto a Sonia due uomini: uno rappresenta la sua forza, l’altro il vento nei suoi pensieri. Due facce diverse della stessa medaglia, due cuori capaci di riaccendere in lei, ferita e umiliata da una precedente relazione e spaventata dall’amore, quella passione che riempie l’anima e mette i brividi. Duecento giorni durante i quali ogni equilibrio si perde, ogni certezza viene scardinata, il passato tormentato grida vendetta e la potenza del cuore detta le sue ragioni. Con una scrittura schietta e capace di esplorare nel fondo dell’animo umano per raccoglierne emozioni e sensazioni, la Moraci cattura il lettore e lo trasporta in una terra difficile e meravigliosa, nella quale si incontrano personaggi feriti e ammaccati ma vivi e carichi di dignità. Un racconto potente, in cui l’ironia più delicata si intreccia a pagine di grande sofferenza, capaci di mostrare la complessità dei sentimenti umani, la capacità di fare pace con il proprio passato e il desiderio di rinascita che si fa speranza e fiducia nel cuore di ognuno.

LEGGI L’INTERVISTA A SIMONA MORACI