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E adesso parlo io

eadessoparloio

La domenica era l’unico giorno della settimana che Salvatore aveva per tenere unita la sua numerosa famiglia e nessuno poteva alzarsi e men che meno assentarsi prima della fine del pranzo. Sembra questa la prima immagine che conserva di suo padre Antonio – per tutti Tonino –, quarto di sei figli, di quei festosi pranzi in quel di Bari, dove la numerosa famiglia Matarrese si era da poco trasferita da Andria. La tenacia di papà Salvatore lo aveva portato da semplice muratore a diventare negli anni un autentico capitano d’industria nell’edilizia, insignito persino a fine carriera dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Ed è attorno a quel tavolo che Salvatore anno dopo anno ha visto crescere e sistemarsi tutti i suoi figli, quasi tutti secondo i suoi ideali di realizzazione. Antonio infatti era diventato nel frattempo geometra proprio come suo padre desiderava, Michele - il primogenito, laureato in ingegneria - doveva seguire l’azienda di famiglia. Giuseppe, il secondogenito, era uscito dagli schemi ed era entrato in seminario diventando prima sacerdote e poi vescovo. Vincenzo - l’unico non laureato della famiglia, ma primo della classe in tutte le scuole frequentate - diventerà colui che curerà la parte tecnica e organizzativa delle costruzioni dell’azienda e persino Amato, il quinto maschio, era diventato ingegnere e seguirà le orme del primogenito. A Tonino però l’idea di stare sotto i suoi fratelli nell’azienda di famiglia a fare il geometra non entusiasmava affatto e visto l’espansione che l’azienda stava avendo, preferì immaginarsi come responsabile della parte amministrativa, ruolo allora deficitario. E così con il benestare di Salvatore finisce a frequentare Economia e Commercio a Bari, ricevendo una Fiat Seicento rossa e nera nuova di zecca il giorno della sua laurea. Da lì Salvatore lo manda a far pratica a Roma da un suo amico commercialista. Certo, l’alloggio in un convento che gli aveva rimediato il fratello sacerdote fu assolutamente tragico, ma per fortuna dopo il matrimonio con Antonietta poté abbandonarlo per trasferirsi in un appartamento in affitto. La passione per il calcio era rimasta e le domeniche per Antonio come per la maggior parte degli italiani in quegli anni erano scandite dalle voci magiche ed evocative di Enrico Ameri e Sandro Ciotti durante Tutto il calcio minuto per minuto. Mai e poi mai in quel periodo avrebbe immaginato che sarebbe diventato presidente del Bari prima e tantomeno presidente della Lega di Serie A dopo...

Deputato della DC, presidente onorario della Figc, membro d’onore della Uefa e della Fifa, presidente del Bari, due volte presidente della Lega Calcio, presidente della Figc, vicepresidente vicario della Uefa, vicepresidente Fifa e presidente dei Giochi del Mediterraneo del 1997, Antonio Matarrese ha attraversato in lungo e in largo l’Italia non solo pallonara dalle porte principali. Testimone oculare quindi dei cambiamenti politici, sociali, economici, sportivi e di costume del nostro Paese, racconta con Alberto Cerruti, decano della Rosea, a cuore aperto senza mai – in perfetto stile democristiano – aggiungere troppo pepe alla pietanza, i suoi cinquant’anni trascorsi nei palazzi che contano tra aneddoti, riflessioni, nostalgici ricordi e tanti personaggi che hanno come lui lasciato bene o male il segno nel mondo del calcio e non solo. Da Aldo Moro che gli consigliò di stare calmo, al suo primo Bari dei baresi che sfiorò la serie A, fino a toccare il tetto del mondo nell’82 al Bernabeu, passando per le cocenti delusioni dei rigori di Italia ‘90 e Usa ‘94, dalle lacrime dell’Heysel al ricordo commosso di Pablito mundial. Una biografia tanto ricca di eventi e personaggi in cui, come prometteva provocatoriamente il titolo, forse si poteva osare un po’ di più.