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E il Signore le creò

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Dopo aver prestato servizio nella RAF, James è tornato a fare il suo lavoro – o più correttamente a svolgere la sua missione – nello Yorkshire, dove fa il veterinario. Siamo nel 1943, i veterinari si occupano principalmente di animali da lavoro, quindi mucche, cavalli, maiali e solo occasionalmente di animali da compagnia. Un lavoro pesante, difficile, ma che lui ama tantissimo. Realizza di essere tornato definitivamente a casa quando, recandosi dai Ripley ad Anson Hall per sterilizzare dei vitelli, il cancello della tenuta gli cade addosso. Perché i cancelli, che spesso sono più di uno, sono una delle iatture dei veterinari dello Yorkshire. Oltre il cancello principale, che comunque richiede di scendere, aprirlo oltrepassarlo con l’auto, riscendere per chiuderlo, ci sono spesso, in numero variabile da uno a tre o più, dei cancelli di legno, chiamati “a spalla” per una ragione, ovvero non hanno cardini su cui girare, sono assicurati da una corda in alto e una in basso – secondo James sono anche senzienti e ostili ai visitatori in generale e ai veterinari in particolare – e chiaramente aprirli richiede una serie di manovre che spesso lasciano dei “ricordi” fisici. Passi per la fatica, la cosa peggiore è accorgersi, dopo aver litigato con l’ultimo cancello, che il fattore con un gran sorriso cordiale è rimasto sulla soglia a guardare le terribili manovre messe in atto appunto per entrare. Dopo una surreale conversazione sulla promessa disattesa da Ripley di sistemare quel malefico cancello, arriva la seconda batosta, peraltro affatto inaspettata. I vitelli da castrare non sono più vitelli, sono invece dei robusti manzi o giovani tori se volete, cosa che rende un lavoro di pochi minuti un’impresa che non è neanche del tutto esente da rischi…

James Alfred Wight è stato un veterinario e scrittore britannico, nel 1937 iniziò la sua carriera di veterinario nello Yorkshire. Nel 1970, intorno ai cinquant’anni, spinto e soprattutto sostenuto nel suo desiderio dalla moglie, cominciò a scrivere. I suoi romanzi sono fondamentalmente autobiografici, raccontano aneddoti della vita di un veterinario in quegli anni. Dall’innamoramento per Helen (così ha chiamato nei libri la moglie Joan) al matrimonio e alla nascita dei figli. Certo, probabilmente ci sarà qualcosa di esagerato nei racconti, sicuramente lo humor che lo ha caratterizzato e suppongo aiutato molto nell’affrontare una vita all’inizio non semplice, rende i suoi romanzi delle letture leggere, ma nulla toglie alla loro intensità. Quello che però lo rende uno scrittore unico è l’amore. Non parliamo di roba sdolcinata, ma di quell’amore che è di esempio in quanto modus vivendi. All’epoca non c’erano le attrezzature che hanno oggi i veterinari, anche perché la gran parte del lavoro si svolgeva in fattorie spesso difficili da raggiungere, in piena campagna e con i fattori non troppo attenti né alla salute delle bestie - almeno fino a quando non veniva messa in pericolo la resa economica - né alle difficoltà in cui mettevano i veterinari. Herriot, questo è lo pseudonimo con cui Wight ha pubblicato e ha chiamato se stesso nei libri, ha avuto una fortuna, non un colpo di fortuna si badi, ma la fortuna di aver potuto, sia pure con fatica e sacrifici, vivere la vita che voleva. Dai racconti, che spaziano a tutto tondo, dalle mucche alla vita familiare e a quelli che oggi chiamiamo pet, ovvero gatti e cani che hanno accompagnato e riempito la vita degli Herriot o Wight, emerge con chiarezza. La dicono lunga i titoli, Creature grandi e piccole, E il Signore le creò, Cose sagge e meravigliose, Per amore di tutte le creature, solo per citarne alcuni. Sono libri che fosse per me renderei obbligatori a scuola, perché danno l’esatta misura di cosa siano il rispetto, la fatica, la tenacia, e raccontano di come, con queste cose e una buona dose di capacità di riderci su, sia possibile realizzare e realizzarsi, probabilmente anche in giorni come i nostri.