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E lucevan le stelle

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Tutto ciò che Noemi sa a proposito di sua madre glielo ha raccontato nonna Cetta. Finché quest’ultima si è mantenuta in vita, nonna e nipote si sono sentite al telefono, ma di nascosto. La nonna abitava nella parte alta del paese, ma la nipote non è mai andata a trovarla, perché ha sempre avuto paura. Le hanno anche detto che, da qualche parte, forse in Germania, ha uno zio. Si tratta del fratello minore della madre, che è stato fatto allontanare, perché una volta funzionava così. Se avevi due figli, di cui uno drogato e uno sano, se tenevi in casa quello drogato eri costretto ad allontanare l’altro. E la mamma di Noemi, Cesara, quando ancora non aveva deciso di cambiare nome e diventare Stella, oltre che drogarsi, beveva e frequentava brutti giri. A ventotto anni, quando la paura dell’Aids è arrivata anche a lei e il paese si è trasformato in un cimitero di ragazzi, Cesara ha smesso di bucarsi e ha deciso di cambiare vita, puntando a distruggere quella del padre di Noemi, un certo Salvatore Amerigo, diabetico di ottantasei anni che la donna ha abbordato in un bar quando era già incinta, ma che, da vero galantuomo, ha deciso di accettare quel grembo che cresceva come un suo frutto. Poiché vivere con un’alcolista, che oltre tutto ha un passato legato all’eroina e alle pere, fa sì che si cresca in fretta, Noemi sa per certo, da un pezzo, che se la sua vita fa schifo lo deve a sua madre e a lei soltanto, anche perché suo padre, o presunto tale, è morto da un pezzo. Ora Stella è fidanzata da un paio d’anni con Tonino Casciaro, il proprietario obeso e malinconico dell’Étoile, un alberghetto fatiscente della marina che pare in tutto e per tutto il set di Shining. Tonino ha da poco offerto lavoro a Daniel, un ragazzo americano che sa suonare bene il piano: una singola con pensione completa, esibizioni ogni sera dalle sette a mezzanotte e due pause di quindici minuti l’una. Ed è proprio durante una sera di lavoro che Daniel incontra per la prima volta la sua buona, o cattiva, Stella…

In un piccolo paese non meglio specificato della costa calabrese, dove da un lato le nuove generazioni sentono il desiderio di svecchiarsi ma continuano a essere succubi del giudizio di una terra del Sud, il rapporto conflittuale tra madre e figlia occupa la scena principale di una rappresentazione narrativa, ottimamente presentata da Eva Clesis - pseudonimo dietro cui si cela una scrittrice pugliese, al suo ottavo romanzo, che in Calabria ha scelto di vivere - che permea dal teatro parecchie sensazioni. Tre sono i personaggi che si muovono su un palcoscenico in cui incomprensione, ansia, desiderio d’apparire, voglia di fuggire e di affrancarsi da una vita che sta stretta come un abito di un paio di taglie inferiori, sono i sentimenti rappresentati. Stella, che patisce le sue origini, a partire da un nome che ha cancellato per sempre e sepolto insieme agli errori del passato, è un’abile manipolatrice, succube dell’alcool e del bisogno di piacere a tutti i costi. Non sopporta la figlia, non ne tollera la bruttezza e la sciatteria e accetta di mal grado lo scorrere del tempo che l’ha già portata alla soglia dei diciotto anni. Noemi d’altro canto - la figlia, appunto - i diciotto anni li attende come una liberazione, una sorta di affrancamento da una condizione di sudditanza nei confronti di una madre verso cui tutto ciò che prova è disprezzo. Quando in paese, poi, si palesa un giovane turista americano, bello da commuovere e capace di suonare il pianoforte in maniera sublime, tra madre e figlia l’astio aumenta: entrambe si innamorano di lui e utilizzano ogni strumento in loro potere per conquistarlo. Ma Daniel non è quel che sembra. Dietro l’aspetto accattivante e i modi romantici, potrebbe nascondersi qualcosa che madre e figlia non si aspettano e contro cui saranno chiamate, ciascuna a modo proprio, a confrontarsi. Scritto utilizzando una tecnica narrativa impeccabile, che mescola con maestria gli elementi del più classico dei noir al taglio teatrale, il romanzo della Clesis è bellissimo e diventa, man mano che se ne sfogliano le pagine, un’intricata ragnatela che imprigiona i tre protagonisti, sfidandoli a liberarsi da quell’intreccio contorto di sotterfugi e mezze verità che le opprime come una morsa. Una vicenda in cui anche la musica è elemento chiave che in alcune occasioni stempera le tinte forti della storia, mentre in altre è la colonna sonora perfetta per affrontare argomenti profondi e complessi come il desiderio, la violenza, il coraggio.