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E poi...

E poi...

Nathan ha tutto: una brillante carriera da avvocato, un mucchio di soldi, macchinona, casa stratosferica strappata all’amato/odiato ex suocero, sconfitto in un agone giudiziario. Già, ex suocero. Nathan era sposato, ha una figlia che adora ma che vive con la madre, la sua ex moglie che lui ama ancora ma a cui cerca di non pensare troppo, seppellendosi nel lavoro. È bravo, è un avvocato vincente, è uno che ce l’ha fatta a costruirsi da solo, emancipandosi da un’infanzia di povertà ed emarginazione. Qualcosa che Mallory, la sua ex moglie, aveva capito e rispettava. Sempre accompagnato da questo dolore serpeggiante, vive la sua vita da single in maniera routinaria fino a quando un tal Garrett Goodrich, medico impegnato nei trattamenti del fine vita, irrompe nella sua. Dice cose incomprensibili per Nathan, che riporta tutte le questioni su un piano squisitamente razionale, quasi cinico. Eppure Garrett non molla, trova ogni pretesto per incontrarlo e alla fine gli rivela perché lo ha cercato: vuole, anzi deve condividere con Nathan il dono, la capacità di percepire la morte imminente delle persone e il dovere (morale? mistico? umano?) di aiutarle a sistemare le cose prima di lasciare la vita. Ma che fantasia è mai questa? Che pazzo squinternato gli si è parato davanti e perché? Da bravo investigatore, Nathan inizia a fare delle ricerche che aprono scenari inquietanti: Goodrich è un medico stimato e davvero le persone che indica sono poi destinate alla morte. Non può essere una coincidenza. E dunque, se il medico che prevede la morte lo è andato a trovare, è perché anche Nathan è vicino al suo giorno fatale?

Con un titolo differente, L’uomo che credeva di non avere più tempo, questo romanzo di Musso era già stato pubblicato in Italia nel 2005, ottenendo un successo importante. Ora torna sulla scena, con un nuovo editore ma uguale potenza. Potente è, infatti, l’incastro continuo tra la realtà fattuale e concreta e un mondo parallelo, ultraterreno. Una commistione originale che ritroviamo anche nei romanzi successivi. Se questo impianto narrativo è suggestivo e caratteristico, un po’ stereotipati sono invece i personaggi, da Nathan avvocato rampante milionario e cinico a Mallory, rampolla dorata che rifiuta lo status e accoglie la diversità di Nathan. Anche la trama riserva poche sorprese mentre avvolgente e ritmato è lo stile narrativo, che tiene il lettore concentrato sullo sviluppo degli eventi e sugli indizi che traghettano verso il finale. Senza assolutismi, Musso affronta il grande tabù della morte in maniera diretta ma garbata: notevole il passaggio in cui Nathan, inchiodato nel suo presente, scopre da Goodrich il mondo che si nasconde dietro la medicina del fine vita. Quanta empatia ci vuole per relazionarsi con persone che sanno esattamente di essere prossime alla morte, senza promettere il falso ma portando rispetto e levità? Approssimandosi all’ultimo viaggio, che pensieri si fanno? Rimpianti? Rimorsi? Al di là della particolarità dell’impianto narrativo, che può convincere o meno, il romanzo gira intorno a un argomento molto umano eppure quasi proibito e interroga il lettore sul senso profondo delle scelte che conduciamo in vita che, invariabilmente, ci presentano il conto.