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È successo anche a me

È successo anche a me

Di tutti i messaggi che Ivan avrebbe voluto ricevere dalla figlia adolescente, quello che annuncia il suo suicidio è proprio l’ultimo. Si precipita in garage per prendere la macchina e raggiungere la ragazza, per salvarla da quel gesto estremo, e precipita in un tombino aperto. Che fare? È proprio a Mara, la figlia, che chiede aiuto, a metà fra l’imbarazzo e il terrore che lei non risponda già più al telefono. E invece Mara risponde e lo salva, chiama i soccorsi e lo porta in ospedale dove insieme attendono che la sanità faccia il suo corso per sistemare quella rotula fratturata. Troppo dolore in quella ragazza, una depressione profonda generata dal tradimento del suo ragazzo e della sua migliore amica così, in un colpo solo. Cosa può fare Ivan, padre separato di Mara, che parole può trovare nella notte torinese per toccare il cuore di lei, per lenire quella piaga profonda? Forse è la sua storia che può arrivare a Mara. E così Ivan, dalla sua barellina in ospedale, mentre aspetta le cure racconta alla figlia della propria giovinezza, dell’adolescenza, di quando era un nerd che aveva come migliore amico un mezzo delinquente dal cuore d’oro. E soffriva. Tanto, tantissimo, forse troppo, per quella professoressa di dieci anni più grande che gli aveva letteralmente spezzato il cuore. Innamorato perso, aveva provato a dichiararsi, l’aveva invitata a bere una cosa in un bar, l’aveva seguita per ore in giro per Torino, aveva fatto la figura dello stupido, aveva vinto la sua innata timidezza coprendosi forse di ridicolo. E tutto per cosa? Per sentirsi rifiutato e basta...

Amore e dolore, non solo una facile rima ma un autentico pericolo, per qualcuno. Quando delusione, senso di abbandono, frustrazione si mescolano in quel modo che sembra non lasciare spazio ad alcuna speranza, ecco, lì si annida qualcosa di pericoloso. Nell’adolescenza poi, la stagione del bianco e nero, dei sentimenti esasperati, degli eccessi, la miscela rischia di essere esplosiva. È dolce questo romanzo breve, perché avvicina due generazioni per di più di due generi diversi, propone un modello genitoriale che non mette la propria esperienza “al di sopra” ma “accanto”. Non un momento di grandi insegnamenti paternalistici ma una condivisione di vite che quasi supera la barriera della relazione genitore/figlio. Amiamo uguale, soffriamo uguale e chissà, magari possiamo guarire uguale. Una lettura agile, scorrevole, che ammonisce gli adulti a non minimizzare, anzi a valorizzare i sentimenti dei ragazzi, perché nel sentirsi sminuiti dagli adulti i nostri figli rimangono inevitabilmente soli. E nella solitudine si possono nascondere dei mostri. Nella sua prolifica carriera di scrittore, Culicchia ha toccato tanti temi difficili, da quelli sociali di Tutti giù per terra a quelli politici di Il tempo di vivere con te. Ora, con questo stile tipico della narrativa anglosassone che ben conosce per averla ampiamente tradotta, si misura anche con il tema del confronto generazionale, che decisamente – e intelligentemente – prevale sul tema del suicidio, artificio letterario per innescare un lungo monologo che funzionerebbe benissimo anche come autoesame di coscienza.