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È tutta vita

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Per tirare su il morale a Mauro, tradito nel proprio letto dalla fidanzata storica, Nicola compra tre biglietti del concerto dei Rolling Stones e parte per Roma con lui e l’altro amico di una vita per un fine settimana all’insegna dello svago e del sollazzo senza pensieri. Peccato che, nel tavolino accanto a quello dove i tre stanno sbevazzando in allegria, siedano tre ragazze, una delle quali colpisce il cuore e la mente di Nicola al punto da fargli abbandonare gli amici proprio mentre partono le note della prima canzone degli Stones, solo per raggiungerla alla stazione prima che torni a Bologna. Ciò che avviene dopo è la storia d’amore tra un uomo e una donna che viaggiano verso i quaranta, abitano in due città diverse del Nord ma presto decidono di convivere nella mansarda in centro a Milano di lui. E relativamente presto Sofia rimane incinta di Leo, il bebè che arriva a sconvolgere le loro vite, e non solo perché sono costretti a traslocare in un appartamento più grande. Dal punto di vista organizzativo, se prima il divano era il luogo dove trascorrevano romantiche serate casalinghe guardando film e serie tv a luci spente, adesso è il posto in cui si rifugiano, a turno, per riposare quando Leo dà loro tregua, e dove Nicola va a dormire di notte mentre Sofia nutre o tenta di addormentare il piccolo. Sul piano più esistenziale, a poco a poco la coppia si sfalda fino a quando Nicola decide di “evadere” stando un po’ da solo e si propone in ufficio per la trasferta di una settimana a Berlino...

Forget Paris! viene da dire leggendo questo ottavo romanzo di Fabio Volo, al secolo Fabio Bonetti, un altro successo annunciato. Ricorda infatti una spassosa commedia romantica degli anni Novanta in cui la coppia formata da Billy Crystal e Debra Winger evocava la città dove i due si erano incontrati ed era nato il loro amore ogni volta che questo - e tutto il loro travagliatissimo rapporto - era messo in crisi dalle difficoltà che comporta la vita quotidiana. In È tutta vita è la nascita di un bambino, in particolare, a distruggere l’equilibrio perfetto tra due individui che hanno pian piano imparato a conoscersi e ad amarsi, anche con le proprie debolezze. Come nei suoi libri precedenti, Volo sceglie di narrare circostanze in parte autobiografiche (nel 2015 è diventato padre per la seconda volta), e lo sa fare molto bene attraverso una narrazione piatta, un lessico basic, la semplicità della trama. Il risultato è una facile immedesimazione del lettore, che così come è entrato nella delicata armonia del vissuto dei due protagonisti - per esempio mentre corrono in silenzio la domenica mattina, fanno lunghe colazioni chiacchierando di tutto, o mentre Nicola osserva Sofia indossare le calze - allo stesso modo è disturbato da questo bambino sempre affamato, insonne, un piccolo mostro che invece di urlare “strilla”, si sveglia appena tocchi l’unico asse scricchiolante del parquet che c’è in casa, con cui giocare non è mai una scoperta ma sempre, e solo, un dovere. Un romanzo dissacrante, leggero, che si legge in qualche ora.