Salta al contenuto principale

È tutto qui

È tutto qui
Ragazzi giovani e innamorati, coppie in crisi, gente che viaggia e che nello spostamento coglie l’occasione per guardarsi dentro, rapporti improvvisamente scricchiolanti se messi in relazione con il passato - sia esso rappresentato da una fotografia o da un nome pronunciato in punta di lingua - esistenze con un presente incerto dove l’unica cosa da fare è porsi delle domande, chiedersi il perché...
Questo è uno di quei casi in cui non si può esattamente raccontare la trama del libro: non soltanto perché si tratta di racconti ma soprattutto perché la brevità volontaria del narrato rende la lettura un’esperienza fulminea, e le trame sono così ridotte all’osso, all’essenzialità più pura, da risultare frammenti minuscoli, fotografie scattate appositamente per fermare un istante. C’è questa sensazione diffusa e piacevole di sospensione nei racconti di Matteo Scandolin, autore veneto (e Venezia è spesso lo sfondo, come un quadro sbiadito ma sempre lì, quasi fosse guardiana degli eventi) che ha sempre fatto della short-story la sua cifra stilistica. Il titolo è la domanda che il lettore potrebbe porsi una volta terminata la lettura: è tutto qui? È davvero tutto qui quello che avevi da dirci? Sì, è tutto lì, ed è però molto: è nelle pieghe del non detto, è nei dialoghi incisivi che a volte leniscono e a volte feriscono, è nelle atmosfere rarefatte e nel rapido svolgersi dei fatti, è in quella sensazione di stordimento indotto dall’alcool come fosse l’unico rimedio per fare chiarezza se la realtà è confusa e incerta. Sono le risate, le lacrime, le immagini poetiche che scorrono nei versi (sono incluse delle poesie forse a tratti un po’ ingenue ma pur sempre espressive) e negli stati d’animo presentati a volte con delicatezza, altre con rabbia. E Matteo, mente grafica dietro all’opuscolo letterario Inutile (http://www.rivistainutile.it/) e gestore di un blog (http://grandisperanze.net) che dimostra il suo interesse per l’attualità, la letteratura, la società e la condizione dei giovani, sa come intenerire il lettore, conquistandolo con storie vere, sempre in bilico tra quello che è appena stato e quello che sta per essere, mentre guardano un film, osservano la pioggia, bevono un Negroni o osservano il paesaggio scorrere veloce fuori da un finestrino: hanno nomi comuni – Giulia, Giacomo, Elisa, Francesca – e sono un po’ ognuno di noi.