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Ecchecavolo

Ecchecavolo

Più di una volta, a forza di far rispettare la legge, a Imma Tataranni - sostituto procuratore - è balenata in testa l’idea di farsela lei direttamente, la legge. D’altra parte, ha già sperimentato in diverse circostanze la considerazione che chi fa da sé fa per tre. Quindi, perché non farsi da sé decreti ed emendamenti che, senza avere la pretesa di essere completi, racchiudano le basi di un sistema inflessibile, per non dire dispotico, ma fondato su quella profonda aspirazione alla giustizia da sempre caratteristica peculiare dell’eccentrico Piemme? A questo pensa mentre, dopo pranzo, se ne sta spaparanzata in poltrona, palpebra a mezz’asta e mandibola rilassata. Non sta dormendo, no. Legifera, perché ogni giorno si rende conto che troppe sono le carenze nella normativa in vigore che non riescono affatto a raddrizzare la brutta piega che ha preso la realtà quotidiana. Per esempio, per tutti quelli che parlano a sproposito e, peggio, vogliono essere simpatici ad ogni costo ed ammorbano i loro interlocutori con battute tutt’altro che sagaci e divertenti, una bella multa ci starebbe come il cacio sui maccheroni. Certo, il carcere può essere una pena eccessiva, ma una sanzione pecuniaria che aumenti in maniera proporzionale all’aumentare del numero di battute che non fanno ridere - da trattenersi direttamente dallo stipendio - sarebbe perfetta. Interessante, poi, sarebbe istituire un Ufficio per le idee geniali, uno sportello permanente dove, in qualunque momento del giorno o della notte, festivi inclusi, chi ha un’illuminazione a proposito di qualsiasi argomento possa presentarsi e brevettarla, per evitare il rischio di non riuscire a dormirci su. Che dire, inoltre, del Ministero della Rivincita e Vendetta? Grandioso sarebbe il poterlo istituire, per permettere a impiegati umiliati, a bambini delle elementari sottovalutati dalle insegnanti e a fratelli minori vessati di presentare domanda in carta da bollo per poter aspettare in tutta calma, nel posto lungo il fiume regolarmente loro assegnato, il cadavere del nemico transitare...

Un mondo arcobaleno, come i colori che veste, ma una realtà in cui sconti non se ne fanno a nessuno, a cominciare dai colleghi che ammorbano l’aria con battute che fanno rabbrividire, dagli uomini che, dopo un rapporto amoroso, non riescono a non chiedere alla compagna se le è piaciuto, dalle suocere insolenti e impiccione, proprio come la sua o dagli scrocconi del Nord. Ecco come sarebbe il mondo se Immacolata Tataranni, detta Imma, personaggio eccentrico e meraviglioso scaturito dalla fantasia e dalla penna di Mariolina Venezia - scrittrice, sceneggiatrice e poetessa italiana nata a Matera e residente a Roma, dopo un lungo soggiorno in Francia - potesse dettarne le leggi. E una raccolta di leggi immaginarie, pensate dal sostituto procuratore più noto del centro-sud mentre risolve un caso o attende pazientemente che la fila all’ufficio postale avanzi, costituisce il contenuto dell’ultimo lavoro della Venezia. Allergica ai cliché e ai luoghi comuni, ironica e critica nei confronti di sé e degli altri, inflessibile e rigorosa quando si tratta di perseguire la giustizia e di scoprire la verità, Imma sogna una società ideale, in cui debolezze e idiosincrasie individuali fanno spazio a una realtà in cui non c’è posto per i cialtroni e per chi non è in grado di prendere posizione; una realtà in cui il sistema giuridico scavalca le apparenze e chi trascorre la propria giornata a scaldare la sedia viene fatto fuori senza pietà. Dal patentino per diventare madre all’utilizzo della mordacchia, passando attraverso il Ministero della Rivincita, Imma- figura non omologata, abituata da sempre ad essere additata come singolare ed eccentrica e a fregarsene, continuando a vivere la sua vita come desidera, tra innegabili contraddizioni e un radicato senso di giustizia- conta di riuscire, con le sue leggi, a sconfiggere le storture del mondo che la circonda, ma realizza in fretta che i difetti sono caratteristica costante di ciascuno, a cominciare proprio da lei. E allora sfodera la sua arma più potente, l’ironia, e cerca di riportare ordine tra le cose mentre, tra un emendamento e l’altro, si delineano meglio i personaggi che accompagnano in genere le sue avventure: il bel Calogiuri - suo chiodo fisso -, la figlia Valentina - croce e delizia di ogni sua giornata -, il marito Pietro, la suocera, l’intera Procura. Attraverso una scrittura dissacrante e piena di brio, la Venezia fa del suo romanzo un vero e proprio inno al coraggio delle donne comuni e alla convivenza, come l’autrice stessa spiega durante una sua intervista: “Imma vuole colpire alcuni aspetti della società e del mondo globalizzato in cui vive, che io racconto nei miei romanzi a lei dedicati. Mi sono divertita molto a immaginare il mondo di Imma, un posto meno affollato di luoghi comuni che affascina i lettori e gli spettatori della serie. Attraverso le sue leggi Imma dà voce a una pulsione che tutti proviamo nei momenti in cui il mondo ci affatica, quella, appunto, di reinterpretarlo in base a regole tutte nostre. In questo il lavoro di Imma è assolutamente simile a quello degli scrittori, che descrivono la realtà come la vorrebbero”.