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Ecovisioni

ecovisioni

Cinema ed ecologia sono nati entrambi alla fine dell’Ottocento, come d’altronde diverse altre realtà recenti (rispetto all’intera storia del genere umano) tutt’oggi protagoniste della nostra esistenza. Fin da subito la settima arte ha incluso, tra i suoi oneri, quello della testimonianza storica e ambientale, in particolare con la ripresa di un pozzo di petrolio in fiamme nell’Azerbaigian, nel 1897, che documentava uno degli infiniti disastri provocati dall’uomo a danno del pianeta e che può pertanto essere considerato, come suggerito dal critico Tavernier, il “primo film ecologista mai realizzato”. Da allora l’interesse per il tema è rimasto costante, con esiti tra i più disparati, finché negli anni Ottanta la questione ecologica non si è fatta pressante, i movimenti ambientalisti hanno chiesto a Hollywood una maggiore attenzione e, grazie all’appoggio di attori come Christopher Reeve, Billy Cristal e tanti altri, è nata la Environmental Media Association con lo scopo di “mobilitare l’industria dell’intrattenimento in uno sforzo global per educare le persone sulle questioni ambientali e spingerle ad agire su questi problemi”; un primo passo seguito da tante associazioni simili e da un numero sempre crescente di eventi e premi dedicati. Oggi l’ecologismo è talmente ricorrente e spendibile, nelle narrazioni filmiche (ma anche documentarie), che “con ogni probabilità, il cinema dell’Antropocene dei prossimi anni proporrà un numero sempre crescente di esercizi di stile sul tema, anche con il rischio di normalizzare la percezione della crisi, di renderla un rumore di fondo o una semplice scenografia”; si tratta in ogni caso di una tendenza positiva, che in buona parte ha come scopo la sensibilizzazione delle masse sull’impatto dell’essere umano sul pianeta e su quel cambiamento climatico che, soltanto fino a dieci anni fa, poteva ancora essere considerato un argomento divisivo. Il modo migliore per comprendere il processo di consolidamento del tema ambientale tra quelli prediletti dal cinema (sia d’autore che blockbuster) è di certo quello di ripercorrerlo attraverso la visione dei film più rappresentativi in tal senso, dei quali Ecovisioni propone un’ottima selezione…

L’autore Marco Gisotti (classe 1968), giornalista e divulgatore, docente all’Università di Tor Vergata nel corso di Teorie e linguaggi della comunicazione scientifica, è uno dei maggiori esperti di green economy, lavori verdi e comunicazione ambientale. Nel 2012 ha lanciato a Venezia il premio Green Drop Award, promosso da Green Cross Italia, ed è già autore di un volume apprezzato, 100 Green Jobs per trovare lavoro, sempre con Edizioni Ambiente. Il suo curriculum, che testimonia un duraturo e sincero interesse per i temi ambientali, non troverebbe mai spazio in una sola recensione. Eppure, nei ringraziamenti, Gisotti sottolinea innanzitutto, con umiltà e ironia, di non essere un accademico di ambito cinematografico, nonostante questo elemento si riveli un punto di forza dell’opera. Ecovisioni, d’altronde, non è un testo di critica cinematografica: i 150 testi che lo compongono non sono recensioni, si concentrano di rado sulle caratteristiche tecniche (se non con la fascinazione di uno spettatore) e propongono piuttosto una combinazione tra un’analisi dei contenuti a livello sociologico, simbolico e storico, e l’ambizioso tentativo di tracciare una mappatura di connessioni, analogie e influenze tra ogni film e quelli che l’hanno preceduto per temi, ambientazioni o impianti simili. Si va dal già citato Puits de Pétrole À Bakou: Vue de Près (1897), commissionato dai fratelli Lumière all’operatore Kamill Serf, a L’ultima goccia d’acqua (1911) di Griffith e a Metropolis (1927) di Fritz Lang, da Tulsa (1949) di Heisler ad Aguirre, furore di Dio (1972) di Herzog e Dersu Uzala (1975) di Kurosawa, fino ai più recenti Balla coi lupi (1990) e Avatar (2009), concedendo inevitabilmente più spazio al cinema americano (di maggior impatto anche perché egemone, nonché attento alle declinazioni del tema del colonialismo) e in secondo luogo a quello europeo. Ecovisioni propone anche cinque percorsi didattici, sottosezioni dedicate alla serialità e all’animazione e una preziosa bibliografia minima. Va detto che in un volume come questo, pensato più per la consultazione che per una lettura lineare, si sente la mancanza di un indice analitico che riprenda quantomeno i titoli citati, se non anche quelli omessi per esigenze di selezione, un paratesto che di certo sarà integrato nella prossima edizione. Frutto di molti anni di lavoro, chiaro, puntuale e dettagliato, informativo ma anche molto godibile a livello formale e argomentativo, Ecovisioni è un punto di partenza imprescindibile per chiunque si interessi di cinema e ambiente, e dei loro numerosi punti di incontro, e soprattutto per chi vuole scrivere intorno a questo sodalizio.