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Editori e pirati

Editori e pirati

I primi a discutere di copyright e privilegi sulle opere intellettuali sono stati Immanuel Kant e gli illuministi de l’Encyclopédie: nella Metafisica dei costumi (1797) Kant non riconosce in un libro una proprietà, ma l’espressione di pensieri che uno scrittore consegna ad un libraio delegandolo a diffonderli. Dunque il libraio svolge la funzione di un agente che prende contatto col pubblico e gli sottopone un prodotto: qui entra in gioco la lobby dei librai che si permette di decidere quali libri possono essere diffusi e quali invece no. Si capisce allora come a Parigi i librai, vicini alla nobiltà dell’Ancien Régime, ostacolino la diffusione di prodotti sconvenienti, come quelli elaborati dagli illuministi, a partire da Voltaire, Diderot e D’Alambert, che, a loro volta, per poter pubblicizzare le loro idee devono ricorrere ad editori e librai al di fuori della cerchia di Parigi. In questo contesto entrano in gioco anche i contrefaçons, pirati che si appropriano delle opere di intelletto, le riproducono e le pubblicano mettendole nel giro, a volte clandestino, della editoria. Si tratta di un terreno vergine, ancora inesplorato, dove tutto appare lecito. In realtà si sta verificando la prima vera rivoluzione culturale dal medioevo, da quando cioè il sapere universale, racchiuso in un libro - questo il significato di enciclopedia, ovvero “sapere circolare” - determina la libertà delle idee: l’obiettivo degli intellettuali cosiddetti illuministi è infatti quello di illuminare con le loro idee. Ma ogni luce ha bisogno di una torcia, e quella torcia diventa il libro, strumento di libertà…

Il saggio di Robert Darnton, frutto di cinquant’anni di studi approfonditi e scavi di archivio, porta il lettore nel cuore pulsante, ideologico, politico e fattuale, del sapere contemporaneo, fluttuando fra diritto, privilegio e opportunità. Darnton scoperchia un aspetto non secondario dell’Illuminismo, quello che ha decretato la fine del monopolio culturale dell’Ancien Régime, ovvero la definizione programmatica e politica del sapere libero come strumento di emancipazione. Perché le idee, per poter essere diffuse, devono anche avere gambe e superare ostacoli e vincoli ideologici, ma anche fisici. L’esplosione della pirateria editoriale, oggi giustamente condannata, è nella fine del XVIII secolo un fenomeno che ha garantito l’emancipazione culturale perché ha scardinato le limitazioni ideologiche imposte dall’editoria tradizionale. Darnton traccia un circuito socio-culturale che si riverbera in opposizione alla cultura conservativa parigina e si rifrange in alcuni centri di provincia (Lione e Rouen) per arrivare in Svizzera (Neuchâtel e Ginevra) e Olanda (Maastricht e Amsterdam), per ritornare con tutta la sua carica rivoluzionaria fino alla capitale francese. Singolare come la storia di molti testi oggi famosi sia legata anche alla diffusione di testi di dubbia qualità letteraria (libelli pornografici), di come la strada del libro-oggetto si sia disciolta di fronte all’esigenza di prodotti agili e di poco costo (la carta del ‘700 è di scarsissimo pregio, per lo più ottenuta da stracci usati) per la necessità di rispondere ad una esigenza di sapere, diversamente soffocato. È la storia della rivolta al capitalismo predatorio delle lobby librarie fatto di rendite e privilegi, è la storia della nuova società dei diritti, che ha nella conoscenza la leva dell’emancipazione.