Qualche giorno fa nello studio romano del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini (presente anche il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini) è fallita miseramente una trattativa che tutti gli organi d’informazione hanno fatto a gara a definire importantissima, ma che dico importantissima: vitale, decisiva, epocale. Una nuova Yalta, praticamente.

Sul tavolo c’era nientepopodimenoche il tentativo di ricomporre una scissione che farebbe tremare i polsi a Martin Lutero: quella tra Milano e Torino su chi debba organizzare (e quando, e come) la più importante fiera libraria nazionale, che fino al 2016 si è svolta, come tutti sapete, nella città piemontese.

La faida tra le due città su questo tema in realtà è vecchia di trent’anni: già nel 1987, quando Angelo Pezzana e Guido Accornero presentarono il Salone di Torino che sarebbe partito l’anno successivo, l’allora sindaco di Milano Paolo Pillitteri – all’apice della potenza del craxismo – tentò di spostare l’evento in Lombardia, senza riuscirci. E anche nei decenni successivi c’è sempre stato un fuoco che covava sotto le ceneri: ma l’influenza della famiglia Agnelli (che dopo lo scandalo P2 e la bancarotta aveva preso il controllo della galassia Rizzoli) e della torinese Einaudi (che solo nel 1994 è stata rilevata dal gruppo Mondadori) hanno sempre tenuto a bada le aspirazioni milanesi. Ma nell’Anno 1 dell’era Mondazzoli era da ingenui credere che i gruppi editoriali milanesi – ormai la larghissima maggioranza – non avrebbero tentato un nuovo blitz.

I beninformati raccontano che durante l’affollata riunione – oltre ai due volenterosi ministri erano presenti delegazioni dei due Comuni interessati, dell’Associazione Italiana Editori (AIE), della Fabbrica del Libro (sarebbero gli organizzatori della nascente fiera milanese) e della Fondazione Salone del Libro di Torino – siano volate parole grosse. Di certo, hanno latitato invece le buone idee.

Riepiloghiamo “for dummies” la questione. L’AIE (a maggioranza) ha deciso di sostenere la candidatura di Milano (fortemente voluta da Mondazzoli) per l’organizzazione di un “nuovo” Salone del libro, più ricco, più scintillante, più mainstream, più affollato e meglio servito dai Frecciarossa e dagli aerei. E nelle stesse date. Torino si è ribellata allo scippo, raccogliendo attorno a sé alcuni editori “dissidenti” e gran parte del mondo della cultura italiana (gli Amici del Salone). Questo nobile movimento d’opinione (e anche questa opera di lobby politica, dato che l’ex sindaco di Torino Piero Fassino e il Governatore del Piemonte Sergio Chiamparino sono due figure di spicco del PD) ha ottenuto la mediazione del Governo Renzi – fallita, guarda caso, dopo la caduta di Fassino.

E qui entra in scena il buon Franceschini, che in buona sostanza ha chiesto all’AIE e alla Fabbrica del Libro di tener dentro comunque Torino. Come? L’unica proposta uscita fuori è stata di mettere i soliti stand degli editori e le presentazioni degli scrittori a Milano, mentre a Torino sarebbe stata allestita “la libreria più grande d’Italia”, in parole povere una sterminata spianata di libri da acquistare. Torino ha rifiutato sdegnata e ha ribadito che organizzerà un suo Salone indipendente senza le major editoriali, che a questo punto assomiglierà molto alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, con la quale da subito entra in concorrenza (nuova faida in vista?).

La vicenda dimostra in modo inoppugnabile che la promozione della filiera editoriale mediante fiere e festival nel nostro Paese è ostaggio della logica dei campanili, con la politica locale che si contende i finanziamenti governativi o regionali come farebbero un branco di cani randagi con un osso. Nessuna visione d’insieme, nessuna strategia comune, nessuna regia, nessuna “governance unica”, per citare i protagonisti della vicenda: solo uno squallido tutti contro tutti che appare ancor più paradossale (e suicida) in un mercato librario in profondo rosso.

Si risponde alla drammatica crisi di vendite dei libri con le sagre di paese, condannandosi con questa parcellizzazione alla marginalità. AAA Vendesi salone doppio, angolo cultura.