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Elio Petri e il cinema politico italiano

Elio Petri e il cinema politico italiano

Alla fine degli anni Settanta, nonostante una candidatura agli Oscar, una Palma d’Oro, un premio alla sceneggiatura e un Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes (ognuno per un film diverso, per inciso), Elio Petri è diventato un regista scomodo anche per la stessa sinistra italiana, non è più sostenuto da nessuno, nemmeno dal mondo culturale, nemmeno quello vicino al PCI. Colpa probabilmente di Todo modo, film del 1976, nel quale un alto papavero della Democrazia cristiana interpretato da Gian Maria Volontè, ricalcato sulle fattezze di Aldo Moro, gestisce un complotto internazionale nel quale viene poi commessa una strage di politici - molti raffigurati in modo del tutto riconoscibile -, il cui principale agnello sacrificale è proprio lo stesso protagonista. Un film che alla morte di Moro non poteva che creare imbarazzo alla classe politica e culturale del tempo. Ma già in precedenza le sue opere più note come A ciascuno il suo e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto sono chiaramente fuori dai meccanismi allineati al sistema a causa di un messaggio di base lontano dai canoni, ma limpidamente veritiero sulla società italiana e la sua politica…

Il saggista e critico Alfredo Rossi pubblica per Mimesis un’interessantissima raccolta di interventi sul grande regista degli anni Sessanta e Settanta Elio Petri, noto per aver composto con le sue opere un ritratto spietato dell’Italia dell’epoca, fra corruzione politica, militare, Brigate rosse e nere, arretratezza, concussione. I testi non sono solo dell’autore, ma dello stesso Petri, che racconta il suo cinema e se stesso, e di Goffredo Fofi, Franco Ferrini e Oreste De Fornari (come recita la copertina). Petri raccontava il marcio e lo faceva con un’ironia raggelante (si veda su tutte la sua opera più nota, Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto). Non a caso, la sua filmografia è tuttora molto più apprezzata all’estero che in Italia, più riconosciuta, non solo attraverso i premi assegnatigli a quel tempo, ma anche dalla critica, che lo pone al livello dei suoi colleghi coevi, come Fellini, Scola e gli altri. Ma forse più di loro Elio Petri è riuscito ad arrivare fino in fondo a scovare il marcio del nostro Paese. Una lezione, con quel tono e con quello spirito, mai più colta. Eppure la sua potenza non stava tanto in ciò che raccontava, ma soprattutto nel come.