Cedere a Lucien, suo fratello, la camera singola è un modo per tentare di conquistarsi la sua benevolenza. Per calmare il dissenso della nonna, Élise le promette di dormire sempre con lei, di farle compagnia mentre la seconda Grande Guerra si affaccia alle porte. La povertà, l’isolamento passano ma lasciano in Lucien un senso di insofferenza grande. Relegato nella provincia di Bordeaux, sollecitato dagli ideali di giustizia sociale che sempre più si diffondono in Francia, Lucien è inquieto e divora libri e giornali per evadere dal suo piccolo mondo. Ed Élise? Limitata alle conoscenze della sua minuscola cerchia, pressata dalla nonna, vede nel pranzo che prepara a Lucien, di rientro da scuola, il suo scopo nella vita. Come reagire quindi a questo fratello scostante e insoddisfatto? Che, in più, è indolente e non contribuisce in alcun modo al ménage familiare, senza sentirne alcuna responsabilità. Trova però la forza di sposarsi con Marie-Louise, una vicina di casa, con cui ha una figlia a cui dedica poco tempo, assorbito com’è dalle sue letture, dalla temperie politica che fermenta intorno a lui. Lucien sa bene che in provincia non arrivano che echi sbiaditi degli scioperi, dei movimenti per l'uguaglianza e i diritti, Parigi è centro nevralgico di tutto ed Henri, il suo amico attivista, è pronto a trasferirsi. Per seguirlo e dare finalmente sfogo alla sua natura rivoluzionaria, Lucien, cronicamente al verde, è costretto a chiedere soldi alla moglie e alla sorella. Con una promessa di rimborso talmente vaga che alla fine anche Élise è costretta a partire…

Élise come Claire, che nella catena di montaggio ha lavorato davvero. Élise come Claire, che la guerra d’Algeria ha vissuto davvero. Pubblicato nel 1967, il romanzo vince nello stesso anno il premio “Femina” per poi, a ulteriore riprova del suo successo, essere trasposto in versione cinematografica nel 1970. C’è tutto in questo romanzo, la condizione degli operai in catena di montaggio, il razzismo profondo e non celato nei confronti degli immigrati nordafricani, la guerra d’Algeria, la condizione delle donne a metà del Novecento in una Francia che cerca di riprendersi dagli orrori della Grande Guerra e subito si ritrova in un nuovo conflitto. In un contesto storico tormentato, fatto di grandi slanci ideali ma anche di miseria e ignoranza, la penna dell’autrice restituisce con asciutta intensità straordinari personaggi, prima fra tutti la protagonista. Ragazza incapace di azione, ignorante del mondo fuori dell’uscio di casa e disinteressata a scoprirlo, Élise trattiene degli avvenimenti esterni solo il riverbero delle reazioni del fratello. Il trasferimento a Parigi cambia tutto, la trasformazione di Élise è inesorabile, inarrestabile come la sua relazione con Arezki, altro personaggio gigantesco in queste pagine, non rassegnato ma consapevole dell’odio che lo circonda e del bisogno di proteggere quel nascente, impossibile amore. Attualissimo e doloroso, il romanzo sfugge a ogni rischio di nichilismo perché è potente nel condurre il lettore verso la consapevolezza che, a dispetto degli scenari più tetri, una vita vera è sempre possibile.