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Elleboro

Elleboro

La modella ci ha illuso che il suo cuore palpiti solo per noi, per offrirci il messaggio pubblicitario migliore indirizzandolo verso l’oggetto desiderato dalla massa. Ma è scesa dal suo palcoscenico, ci ha fatto chiaramente capire che non è più disposta a offrirsi se il suo contratto non sarà rispettato “... evapora la firma / sulla parcella ancora non corrisposta”... La lotta per la sopravvivenza ci impegna quotidianamente, facciamo provviste per il futuro e non sappiamo nemmeno se avremo un futuro. Non ce ne rendiamo conto, ma siamo condannati a rimanere sommersi da un’onda di consumismo che presto ci travolgerà; oppure ci dissolveremo nell’atmosfera come il fiore del tarassaco “Evapora il soffione, non appena / ne accarezziamo il gambo / con la guancia: anche a noi toccherà a breve”... La nostra esistenza ruota intorno a quei pochi minuti di piacere che procura l’orgasmo, momento supremo a cui nessuno vuole rinunciare. Ci preoccupiamo poi di avere buona salute, sopportiamo impegni di ogni genere, cerchiamo di non rimanere sprovvisti di energia: ma alla sera, onorate le ultime regole giornaliere, dopo aver goduto ancora una volta del coito, abbiamo un senso di vuoto e solitudine “... poi fatti gli esercizi di ginnastica / la stanza è un cane morto.” L’esperienza è capire fino in fondo qual è l’essenza di ogni cosa, specialmente se ci appare attraente essere in grado di analizzarla in profondità, per scoprire che può nascondere un aspetto di bruttezza e disgusto. Gli invitati possono accendere la sera, essere l’anima di una festa, ma poi lasciano solo piatti sporchi e crampi allo stomaco; la melagrana in realtà ha “... un retrogusto acido al palato”... La bellezza assoluta resta comunque impossibile da raggiungere, quanto più vi ci avviciniamo tanto più siamo confusi, sentiamo che è essenziale imparare a non lasciarci ingannare da essa “... la muffa avanza sotto il mogano” e “... l’iguana vigila confondendosi in mezzo ai fiori”... Tutto intorno si nascondono pericoli per il viandante sprovveduto, che potrebbe facilmente rimanere vittima delle illusioni, finire nelle mani di chi lo vuole manipolare. L’unico rifugio è il ghetto armeno che rappresenta, al di là di ogni illusione, una speranza di salvezza “La sera ha occhi in ogni cespuglio, affrettati / nelle vicinanze del ghetto armeno: / ti offriranno manciate delle loro / nespole”...

Fin dal titolo della collana in cui si inserisce la raccolta Elleboro si intuisce quali sono le tematiche che interessano all’autore: Del tempo presente, con un chiaro riferimento al caso ablativo della lingua latina, che tra i vari complementi introduce anche quello di argomento. Aprile parla dello stile di vita dell’uomo nella società attuale, il post industriale o post moderno analizzato da un intellettuale e poeta che non vuole assolutamente mentire a sé stesso, ma solo guardare ai reali comportamenti delle persone in modo oggettivo e disinteressato, attraverso una lunga e attenta riflessione. Emerge una comunità che fonda il suo stile di vita sull’illusione; quest’ultima è conseguenza della pubblicità e del bieco consumismo, del desiderio innato degli uomini di possedere che si pone all’origine della ripetizione di atteggiamenti comuni i quali proprio per la loro ridondanza, finiscono per svuotarsi di ogni significato. Il poeta descrive tali comportamenti spesso proponendoli in modo da creare delle sequenze, uno dopo l’altro come si manifestano nel fluire dei movimenti della massa. Non ci sono possibilità di rimanere nel proprio mondo fantastico per non guardare in faccia una realtà, che prima o poi emerge in tutta la sua crudezza e allora cade l’illusione in modo irrimediabile, seguita da altrettanto inevitabili conseguenze. Per poche pagine Aprile sembra richiamare il lettore a combattere contro un destino difficile da accettare, ma la consapevolezza che i caratteri della società attuale sono radicati nell’immaginario comune prevale su ogni tentativo di reazione. Messaggi comunicati attraverso uno stile sobrio che niente ha a che vedere con la tendenza della poesia attuale, dove si predilige l’aspetto lirico ed emozionale: un linguaggio vicino alla prosa e alla descrizione, mai eccessivamente provocatorio, chiaro quanto basta per permettere all’autore di sollecitare la riflessione nel lettore. Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978, ma attualmente vive a Verona. È autore di varie raccolte di poesie, tra cui Il dio che vaga col vento (Puntoacapo editore), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone editore), L’assedio di Famagosta (Lietocolle) e Calipso (Oedipus). Oltre alla poesia ha curato anche la critica letteraria, pubblicando saggi su Boccaccio, D’Annunzio, Luzi e Marino.