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Emicrania

Emicrania

Da almeno duemila anni l’uomo descrive l’emicrania, “e senza dubbio tutte le generazioni della specie umana, con la sua storia di circa 250.000 anni, hanno conosciuto questa costellazione di disturbi”. È una realtà quotidiana per milioni di persone, che soffrono molto a causa di essa e dei suoi sintomi “irregolari, oscuri, vari, tanto infiniti da superare lo stesso Proteo per varietà di aspetti”, come scriveva Robert Burton nel 1621. Il primo equivoco che va chiarito se ci si vuole occupare di emicrania è che non si tratta di “mal di testa”: il dolore alla testa infatti non è mai l’unico sintomo di un’emicrania “e nemmeno è una sua caratteristica indispensabile”. Multiforme ma impressionante è anche il fenomeno dell’aura emicranica, ovvero l’insieme di sintomi neurologici che si sviluppano prima o nella fase iniziale dell’attacco di emicrania. Le manifestazioni dell’aura emicranica sono le più varie: comprendono non solo allucinazioni sensoriali semplici e complesse, ma anche “stati emotivi intensi, deficit e disturbi del linguaggio e dell’ideazione, dislocazioni della percezione spaziale e temporale, vari stati stuporosi, deliranti, simili a trance”. L’aura è presente – in varie forme – in una percentuale drammaticamente più elevata di casi di emicrania di quella usualmente indicata nei manuali. Perché però l’emicrania assume le forme che assume e si manifesta quando si manifesta? Per rispondere a questi interrogativi “abbiamo bisogno di tre diverse terminologie, di tre universi di trattazione”…

Nell’estate del 1967, dopo aver lavorato per un anno in una clinica specializzata nel trattamento dell’emicrania al Montefiore Hospital dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, nel Bronx, Oliver Sacks torna in Inghilterra per una vacanza. Sorprendendo per primo se stesso e rispondendo a un impulso che non sa spiegare fino in fondo (ma in una successiva intervista a Neil deGrasse Tyson ha affermato che tutto è nato leggendo mentre era sotto l’influenza di una sostanza psicoattiva un saggio ottocentesco di Edward Liveing, uno dei primi e importanti studiosi della patogenesi dell’emicrania libro), Sacks scrive di getto - in un paio di settimane - un saggio proprio sull’emicrania. Quando ne parla ad Arnold Friedman, il suo primario al Montefiore, nella speranza che curi la prefazione del libro, lo attende una inattesa e amara delusione. “Il volto di Friedman si rabbuiò”, racconta Sacks. “Mi ha praticamente strappato di mano il manoscritto e mi ha chiesto come potevo pretendere di scrivere un libro del genere. L’emicrania era il SUO oggetto di studio, quella era la SUA clinica, io ero un SUO sottoposto e ogni pensiero che avevo gli apparteneva. Se avessi continuato con il libro, avrebbe fatto in modo che io fossi licenziato, e che non lavorassi più nel campo della Neurologia, almeno negli Stati Uniti”. Non era una minaccia vana, poiché Friedman ricopriva un incarico di primo piano nell’American Neurological Association. Dapprima quindi il giovane Sacks sceglie di rinunciare al suo progetto e di tenere un profilo basso per sei mesi, poi ha uno scatto d’orgoglio e – grazie alla complicità di un inserviente – ha l’accesso a tutte le cartelle cliniche del Montefiore Hospital durante la notte e così può inserire nel suo saggio tutti i dati che gli servono. Poi annuncia di voler tornare ancora in Inghilterra per una vacanza ma Friedman, sospettoso, dapprima lo minaccia di nuovo di licenziamento in caso continui con questa storia del libro sull’emicrania, e poi lo licenzia effettivamente tre settimane più tardi, per telegramma. A quel punto Sacks ha tagliato tutti i ponti dietro di sé: in una settimana e mezza butta giù la versione definitiva del saggio e lo propone all’editore Faber & Faber, che accetta di pubblicarlo. La carriera di uno dei più importanti e affascinanti divulgatori scientifici del XX secolo era cominciata.