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Will è un giovane illustratore freelance che vive solo a New York, tra maratone di lavoro per rispettare le scadenze e appuntamenti tramite dating app. La caratteristica principale di Will è l’incapacità di relazionarsi con la gente, unita ad un tratto di egoismo: in ogni rapporto con le persone, che siano i familiari o le ragazze con cui esce, non riesce a pensare che a sé stesso e non si sente mai a suo agio, ma come se dovesse sempre recitare una parte. Nella sua testa scrive i dialoghi delle conversazioni che sta per avere e non affronta mai le cose con naturalezza. Parte di questo atteggiamento è dovuta al suo imbarazzo, alla sua incapacità di sostenere le conversazioni intime, parte alla sua mancanza di empatia. Così Will garantisce a sua sorella la disponibilità per tenerle il figlio mentre lei ha una visita medica, ma poi si presenta un’ora dopo all’appuntamento; così Will va a trovare sua madre impegnata nei lavori di casa, ma non le offre mai il suo aiuto. La sua situazione di non-vita sembra non potersi modificare mai, tutto sembra per lui già scritto e il mondo che gli sta intorno solo un cinico ammiccamento fatto apposta perché possa compiacersene, senza mai entrare davvero in relazione con niente e nessuno...

L’empatia ci salverà? Da più parti negli ultimi anni si sente parlare di una “crisi delle relazioni” e soprattutto di una “crisi dell’empatia”, da cui il nostro mondo è afflitto. Isolati dentro le nostre vite e dentro i nostri dispositivi digitali, siamo diventati incapaci di sentire veramente ciò che provano le altre persone e di stabilire una vera connessione. Il protagonista di questo fumetto è il perfetto esempio per rappresentare questa situazione, dato che vive separato dal mondo, in sordina, e solo raramente riesce ad entrare davvero in relazione con gli altri. Nel fumetto questo è rappresentato graficamente con i colori tenui di un bianco e nero sfumato spesso in scala di grigi, che poi esplode in un blu e rosso estremamente accesi quando il protagonista riesce a “collegarsi” con il dolore degli altri, che si aprono con lui e di cui per una volta ogni tanto gli importa qualcosa. La prima volta che questo espediente viene usato nel libro è sorprendente e potrebbe valere da sola il tempo di lettura dell’intera storia. Quando però questo stesso “trucchetto” viene usato ancora e ancora, senza grandi variazioni di sorta, perde il fascino della sorpresa e diventa un meccanismo monotono, che porta avanti la storia verso una conclusione ma senza regalare nient’altro di particolare.