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Erba d’annata

Erba d’annata

Fa freddo, anche se per fortuna non piove più. Il sostituto procuratore Emma Bonsanti scende dalla C3 e le gambe arrancano verso la fabbrica abbandonata dove si trova il morto. La donna getta la cicca spenta della Camel contro il vento e si stringe nel parka nero. Il sovrintendente capo Michele Lorusso le va incontro. Capelli corvini e basette brizzolate, l’uomo indossa un piumino giallo e un cappellino da baseball dello stesso colore, insieme a un sorriso che, in condizioni normali, scalderebbe il cuore di Emma. Invece oggi la donna non ha alcuna voglia di essere rincuorata, ma desidera solo un sorso del caffè nero che l’uomo ha nel piccolo thermos viola che porta sempre con sé. Emma non ha dormito stanotte e non sono neppure le otto del mattino; quindi, solo quella bevanda scura e forte può darle un minimo di conforto. Lorusso la aggiorna sulle generalità della vittima: si tratta di Giorgio De Santis, ventitré anni e nessun precedente penale. Suo padre Giannicola è il proprietario di uno dei migliori ristoranti di Bari, situato al centro di una delle zone più alla moda della città. Il corpo del giovane è steso a terra, appena fuori da uno dei capannoni della Nuova Siderurgica Levante, una delle tante promesse di modernità e possibilità di lavoro uccisa da una realtà che si nutre di delocalizzazione in angoli del mondo ancora più disagiati. Giorgio è supino e ha gli occhi semiaperti. A un’occhiata rapida non pare morto, ma sembra si sia abbandonato a terra, stanco, dopo un lungo cammino. Solo avvicinandosi un po’ di più si notano la gamba destra del giovane piegata in modo innaturale e il braccio sinistro decisamente spezzato. I vestiti, attorno alle fratture, sono intrisi di sangue. Le labbra sono viola e il bianco del volto lo fa sembrare trasparente. Catalano, il medico legale, dopo una sommaria analisi, indicando il tetto del capannone, asserisce che il ragazzo è precipitato proprio da lassù e, dopo un volo di nove metri, si è schiantato al suolo. La morte, avvenuta tra le tre e mezza e le quattro del mattino, è dovuta alla frattura dell’osso occipitale. È piovuto molto durante la notte ed eventuali tracce sul tetto da cui Giorgio è caduto sono state sicuramente lavate via. Tutt’intorno al giovane ci sono parecchie impronte, perché in quello spazio, la notte precedente, c’è stato un rave party...

Tutto lascia pensare che il nuovo caso cui si è imbattuta sia null’altro che un suicidio, ma il sostituto procuratore Emma Bonsanti sa che l’apparenza inganna e che le verità, in qualsiasi circostanza, possono essere due o anche di più. Ecco perché non si accontenta dell’evidenza, ma vuole scavare a fondo dell’esistenza del povero Giorgio De Santis, il ventitreenne trovato morto in un capannone di periferia. E fa bene. Emma conosce l’animo umano, ne comprende i tormenti – lei stessa è vittima di una situazione incerta, confusa e carica di domande apparentemente senza risposta – e insegue la verità, a ogni costo. Il nuovo romanzo di Aldo Pagano – autore siciliano d’origine e cittadino del mondo d’adozione – è una conferma: la sua penna, delicata e incisiva allo stesso tempo, racconta, con precisione e con estrema attenzione ai dettagli, un’indagine apparentemente semplice ma che rivela man mano complessità inattese e permette al lettore di comprendere come spesso nella vita la realtà si presenti nella sua doppia veste. Due sono le vite della vittima: giovane di buona famiglia, tutto studio e buone amicizie da un lato, insoddisfazione e frequentazioni poco raccomandabili dall’altro. Due sono gli aspetti veri della Bari bene che fanno da sfondo alla storia: una patina di perbenismo e sane relazioni da una parte, la ricerca prepotente di emozioni forti al limite del lecito dall’altra. E due sono anche gli amori – o ex amori – con cui Emma deve fare i conti, in un momento della vita in cui si sente particolarmente fragile e vorrebbe soltanto che la quotidianità le scivolasse addosso, senza costringerla ad alcun confronto. Pagano è davvero abile nel mostrare le fragilità di una città e di chi la abita, nel porre l’attenzione sul desiderio di emergere di qualcuno e sulla voglia di sparire di qualcun altro; sa raccontare le pieghe più nascoste dell’animo umano e sa condurre il lettore alla scoperta di una verità sorprendente e per nulla scontata. Una scrittura attenta, che miscela con sapienza colorite espressioni gergali a un linguaggio più universale; una lettura davvero godevole, dalla prima all’ultima pagina.