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Eretica

Eretica

Per il musulmano nella vita quotidiana l’Aldilà ha lo stesso ruolo centrale che per l’occidentale riveste il trascorrere del tempo e dunque l’orologio. In Occidente la vita viene strutturata intorno al passare del tempo. È questo il criterio con cui si programmano le cose, dando genericamente per scontato che l’esistenza di ciascuno sarà lunga. Anche individui ottuagenari o nonagenari in occidente programmano il futuro come se avessero ancora decenni davanti pieni di progetti da realizzare. Nella mentalità islamica, invece, l’individuo non avverte il ticchettio dell’orologio, né l’incalzare del futuro bensì l’avvicinarsi del Giorno del Giudizio. L’interrogativo che si pone il musulmano di ogni tempo è difatti il seguente: mi sto preparando in maniera adeguata all’esistenza che mi toccherà dopo la morte? A tutti i musulmani, fin da bambini viene detto che la vita intera è un test. Per passarlo, bisogna ottemperare a una serie di obblighi e astenersi da tutto ciò che è proibito, e ciò al fine di essere ammessi in Paradiso, un luogo reale, ricco di sorgenti di acqua e piante cariche di frutti. Come si imprime nelle menti l’idea che la vera vita inizi nell’Aldilà? Per cominciare, viene evocata cinque volte al giorno nella preghiera rituale, poi vi sono dei richiami costanti nei sermoni delle moschee e nei libri di preghiera, persino in video su youtube. Per l’altra vita – quella che conta – non serve ammazzarsi di lavoro ma serve pregare, fare proseliti, digiunare durante il Ramadan, compiere il pellegrinaggio alla Mecca. Inoltre si rappresenta un modo spettacolare per entrare in Paradiso: il martirio, l’abbraccio della morte prematura. La psicologia dell’attentato suicida è complessa. I predicatori musulmani si danno gran pena di respingere il termine «suicidio», preferendo «martirio». Il suicidio, spiegano, è per chi non ha speranza; i martiri invece, sono persone soddisfatte della vita che, mostrando una profonda nobiltà d’animo, decidono di sacrificarla per un bene più alto. Questi portatori di morte vengono acclamati e onorati: nei territori palestinesi ci sono vie e piazze con i loro nomi. In sostanza, tutti imparano che la vita vera ed eterna comincia solo dopo la morte. Il Corano contiene una rappresentazione molto vivida del luogo promesso al musulmano devoto e pentito dei suoi peccati; assai più precisa di qualunque descrizione cristiana e delle versioni ancor più nebulose di un possibile Aldilà dell’ebraismo. Nel libro sacro di ogni musulmano si narra di acque fresche e di frutti di ogni specie, di luoghi costruiti con materiali preziosi con troni sui quali sedersi e fanciulle dai dolci occhi neri pronte ad accogliere i visitatori. Il mistico Al Ghazhali (1058-1111) descrive l’esistenza di sette fanciulle vergini per stanza che «non dormono, non restano incinte, non hanno il mestruo, non sputano saliva, non si soffiano il naso e non si ammalano mai». Per i cristiani il Paradiso è un luogo di pace in cui non si prova sofferenza. Per i musulmani, il Paradiso così descritto diviene una meta, una destinazione, un luogo infinitamente preferibile a quello in cui risiedono…

La filosofa e scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, in passato deputata al parlamento olandese, riflette sui caratteri che differenziano la religione islamica dalle altre religioni monoteiste ed offre ai lettori occidentali un saggio interessantissimo che consente di comprendere gli atteggiamenti di tanti integralisti islamici riguardo la violenza e la morte cui spesso si sottopongono in nome di Allah. L’excursus compiuto dalla studiosa si diparte dalla considerazione che tutte le correnti filosofiche che hanno attraversato la cultura occidentale, contribuendo a laicizzarla hanno trovato fortissime resistenze nell’Islam: Illuminismo, evoluzione, Einstein: niente e nessuno ha modificato la pervasiva visione musulmana dell’Aldilà o la sua centralità nella teologia islamica. Il martirio e la morte in guerra santa continuano a essere la via più glorificata verso il Paradiso. L’esistenza di una tale riluttanza all’espandersi del libero pensiero, atteggiamento che si ritrova anche in tanti paesi a maggioranza musulmana deriva dalla peculiare natura della predicazione del profeta Maometto alla Mecca ed a Medina ed all’adesione ora all’una ora all’altra delle visioni del fondatore dell’Islam. La predicazione del profeta nella cittadina della Mecca fu, ad avviso della studiosa, improntata ad un Islam spirituale ed ascetico mentre quella espressa a Medina (quando il movimento religioso incontrava oppositori) fu improntata alla violenza ed al proselitismo. La conclusione affrontata nello scritto è coraggiosa ed utopistica: Ayaan Hirsi Ali auspica la nascita di un movimento religioso innovatore – una sorta di protestantesimo – che innovi dal di dentro l’etica islamica redendola tollerante ed aperta alle critiche, una religione moderna aderente ai precetti che il profeta Maometto espresse alla Mecca utile agli uomini ed alle donne, non segregatrice ma aperta in misura uguale ad uomini e donne.