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Ernest & Rebecca - Un microbo per amico

Ernest & Rebecca - Un microbo per amico

Rebecca è un’adorabile marmocchia di (quasi) sei anni e mezzo. È piccoletta rispetto ai suoi compagni, perché detesta la zuppa e preferisce cacciare le rane sotto la pioggia. Beh, questa è la sua versione. Il suo dottore, il dottor Fakbert, non la vede così: ripete che ha le difese immunitarie troppo deboli, che si ammala troppo spesso. Mannaggia a quei microbi. Le medicine necessarie sono parecchie, sanno di sapone e lei allora tende a cospargerle di ketchup e maionese. Mamma disapprova quella scorciatoia. Rebecca rimane parecchio a letto ad aspettare di guarire, giorno dopo giorno, ed è ovviamente giù di corda; e poi... a peggiorare le cose, papà e mamma litigano tanto (lui è un pittore, lei lavora parecchio, invece). Le ragioni dei loro screzi non sono chiare. Forse Rebecca è troppo piccola per capire. Mamma a casa torna tardi e sembra sempre stanca. A casa con loro abita anche la sorella adolescente, Coralie. È una ribelle (o forse ha soltanto l’età della ribellione...) e sta tanto per conto suo, chiusa in camera, a trafficare col telefonino. La storia ha inizio un mercoledì. Rebecca adora i mercoledì, perché non si va a scuola, ed è papà a pensare a lei mentre la mamma sta in ufficio. A volte, certe mattine, papà la prende sulle spalle e corre per casa facendo finta di essere un robot. Non quel mercoledì: è stanco, dice. Forse perché ha litigato di nuovo con mamma. Rebecca allora va a svegliare la sorellona, Coralie. Niente, non vuole giocare nemmeno lei, vuole dormire. E allora Rebecca si fa venire un’idea: fa niente che piova, vuole andare a caccia di rane, per mangiarsi coscia di rana con la maionese. Sì, proprio. Papà prova a trattenerla, invano; e là fuori, sotto un temporale, appare un inatteso nuovo amico. Un enorme microbo verde, Ernest, che sta là, appostato come lo Stregatto, a dirle che più che una cacciatrice pare uno spaventapasseri, tanto per cominciare. Rebecca si infuria ma c’è poco da fare. Ernest stuzzica e sfugge, finché non riesce a catturarlo con uno stratagemma. E già, alè con un altro raffreddore, adesso: a casa, la mamma sbraita col papà e gli dà dell’incosciente. Ecco di nuovo il dottore che viene a visitarla... che ci siamo beccati, stavolta? Qualcosa di raro e di robusto: un microbo antichissimo, chiamato Eruditus Rarum Nocivus Eczema e non so che altro, e le cure potranno essere lunghissime perché non c’è medicinale che tenga, serve soprattutto riposare. Una novità, insomma! Ma appena escono mamma e il dottore, quel buffo microbone si mette a parlare con Rebecca, col suo buffo muso verde. E racconta un sacco di storie. Che è un super microbo, che può trasformarsi, moltiplicarsi, essere mimetico, esaudire desideri (!) e insomma, a quanto pare è come un genio della lampada. Circa. No, non può far fare pace ai suoi genitori, quello no. Vogliono proprio separarsi, mi sa. Comunque Ernest diventerà il suo migliore amico. Perché è proprio vero che certi microbi provocano una reazione immunitaria positiva nell’organismo, no? Contaminandoti, ti proteggono da tante malattie, e forse anche dalla malinconia...

2013. Primo albo dei nove ad oggi dedicati ad Ernest & Rebecca, scritto da Guillaume Bianco, disegnato da Antonello Dalena e colorato da Cecilia Giumento, Un microbo per amico ha esordito in patria ottentendo il Prix des Écoles al Festival di Angoulême. Qui in Italia, dopo una prima edizione per i tipi di Renoir, la saga a fumetti è passata alle vecchie Edizioni Star Comics, nel 2019; per adesso sono stati pubblicati quattro dei nove albi, con buona fortuna di pubblico e di critica; a guadagnare altri lettori è stata la fortuna del cartone animato, in onda su Frisbee TV. Ernest & Rebecca viene pubblicato nel famoso formato francese dei fumetti, quello che ogni italiano sa riconoscere per via del glorioso Asterix di Goscinny e Uderzo: 48 pagine, cartonate, a colori. È un fumetto disegnato con un tratto allegro, rotondo e ovviamente debitore dei cartoni giapponesi; è brillante, fresco e intelligente, destinato a insegnare qualcosa di utile (e forse di profondo) ai nostri bambini, e a intrattenere noi adulti bambini con una certa facilità. Magari servirà a disinfestare più di qualcuno dalle ipocondrie e dalle paranoie, e a restituire fiducia nella medicina. Probabilmente consolerà i bambini sconfortati dalla separazione dei genitori. Mica poco. La traduzione di Davide G.G. Caci sembra equilibrata e leale. Gli artisti: Guillaume Bianco, soggettista e sceneggiatore, fumettaro francese, classe 1976, alle spalle studi in Lingue Orientali ed esperienze giovanili in Estremo Oriente, per studiare calligrafia e arti marziali, cresciuto in patria nell’atelier Gotfferdom, a fianco di Didier Taequin, è conosciuto da queste parti per il fumetto Billy Nebbia (pubblicato in Italia dalla Bao Publishing). Antonello Dalena, l’illustratore, ha esordito collaborando con Disney (tra Topolino, Paperino, Zootropolis, Duck Tales...) ed è passato poi al leggendario microcosmo del fumetto franco-belga, dedicandosi a Monster Allergy e a Lys. È allievo di Alessandro Barbucci.