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Essere figlio di Oscar Wilde

Essere figlio di Oscar Wilde

Molti lettori, pur avendo familiarità con le opere di Oscar Wilde, non conoscono bene le origini e il background di questo artista irlandese. Parecchi, tra coloro che hanno letto i suoi libri, ignorano il fatto che lui sia stato sposato e abbia avuto due figli. E allora Vyvyan comincia il racconto della vita del padre partendo dalle origini. Il nome Wilde ha radici tedesche e nei Paese Bassi, ancora oggi, molte famiglie lo portano. Il primo Wilde irlandese, poi, è un colonnello, figlio di Jan De Wilde, un artista tedesco i cui lavori sono conservati nella Hague Art Gallery. L’ufficiale De Wilde è un soldato di fortuna che offre i suoi servigi al re William II d’Inghilterra e ottiene in cambio alcune terre nella regione del Connaught. In seguito, De Wilde fa cadere il prefisso dal cognome e sposa una donna irlandese, dando origine a una discendenza più irlandese degli irlandesi stessi. L’eredità di famiglia, poi, viene venduta a Moytura in Connemara – altra regione irlandese – e una parte di essa viene in seguito riacquistata dal padre di Oscar Wilde. L’origine del nome Oscar è piuttosto singolare. Il padre del celebre scrittore, Sir William Wilde, è un uomo importante nell’epoca in cui vive: è un medico di fama internazionale, nonché il primo specialista dell’occhio e dell’orecchio nel suo tempo. Nel 1854 legge su un giornale medico che re Oscar I di Svezia è diventato cieco da alcuni anni. L’articolo riporta i sintomi della malattia e Sir William capisce che il nervo ottico non è compromesso. Allora scrive al re, affermando di poterlo aiutare. Parte per Stoccolma, visita il re, gli diagnostica una cataratta, lo opera e Oscar, recuperata la vista, chiede come può mostrare gratitudine al suo salvatore, che non ne vuole sapere di essere pagato in denaro. Sir William gli comunica che sua moglie ha appena dato alla luce un figlio e lui sarà onorato se re Oscar vorrà fargli da padrino. Ecco quindi che Sir William rientra in Irlanda con il nome giusto da dare al nuovo nato. Tre anni più tardi, poi, re Oscar di Svezia conferirà a Sir William Wilde la Stella Polare dell’Ordine di Svezia. Il nome completo dello scrittore irlandese è Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde ma, gradualmente, l’uomo lascia cadere i nomi centrali e diventa per tutti Oscar Wilde...

Un vero gioiello per chi apprezza la scrittura e le opere di Oscar Wilde – artista poliedrico e personaggio scomodo nella realtà inglese del Diciannovesimo secolo – e desidera conoscere l’uomo, oltre che lo scrittore. Tre sono i protagonisti di una biografia che tenta di rendere giustizia a una figura che molti si vantano di conoscere ma di cui pochi, in realtà, hanno approfondito gli aspetti più importanti e le sfumature del carattere. Abbiamo l’artista – genio e sregolatezza in un’unica personalità – innanzi tutto. Poi abbiamo il secondogenito Vyvyan, obbligato a cambiare il proprio cognome per cercare di contrastare i pregiudizi contro il padre e che si sono riflessi inevitabilmente anche su di lui. A Vyvyan non viene concesso di iscriversi all’università di Oxford ed è solo quella di Cambridge ad accoglierlo nel 1905. E per ultimo c’è Merlin, nipote di Oscar e figlio di Vyvyan, che ha raccolto l’eredità difficile di nonno e padre e ha curato questo volume, che è un ritratto fedele di un’epoca, di una mentalità e di uno stile di vita, quello dell’autore de Il ritratto di Dorian Gray e altri capolavori, che ha scelto di non piegarsi ad alcuna regola. Si è sposato, Oscar Wilde, e la moglie Constance è una figura superlativa che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta e apprezzata; ha avuto due figli, il secondo dei quali ebbe vita più lunga rispetto al fratello, morto trentenne, e dovette pagare lo scotto maggiore a causa dello scandalo che colpì il padre quando era all’apice del successo. L’Inghilterra bigotta non accettò la presunta omosessualità dell’artista irlandese e lo condannò a due anni di carcere e lavori forzati, pena, durissima all’epoca, che segnò il declino dell’artista e la rovina dell’uomo. Vyvyan, nel suo racconto di cosa abbia significato essere il figlio di una figura tanto intrigante quanto scomoda, prova a mostrare la vita del padre da una diversa prospettiva e riesce a farlo senza indulgere in atteggiamenti patetici o nell’autocommiserazione. Ne esce il ritratto sorprendente di un uomo complicato ma ricco di fascino, una persona colta e piacevole, cui il figlio prima e il nipote poi cercano di restituire lo spessore che avrebbe meritato e che certe biografie, piuttosto superficiali, hanno compromesso.