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Essere o avere - Ma per essere devo avere la testa di ALvise su un piatto d’argento

testaalvise

Il piccolo Sammy non impiega molto a rilevare le differenze: nell’assolata Venezia del 1939 sua madre, tracagnotta americana rumorosa, trascorre le vacanze a casa di un’amica d’infanzia, sottile, elegante, eterea. Tra i padri le differenze sono pressoché identiche. Come potrebbe essere il figlio di questa sofisticata e nobile coppia, se non perfetto a sua volta? Biondo, occhi azzurri, colto, sorridente, umile. Alvise, perfetto per essere immediatamente detestato da Sammy. Il destino li vuole internati in un campo polacco perché ebrei, abbandonati al loro atroce destino. Chi ha l’arguzia per approfittare di una situazione confusa e scappare dal lager? Il perfetto Alvise, che si trascina appresso il recalcitrante Sammy. Chi riesce ad attraversare l’intera Europa, in mezzo a un conflitto mondiale, grazie alla sua intelligenza, flessibilità, capacità di adattamento? Il perfetto Alvise, che amorevolmente si porta appresso il sempre più recalcitrante Sammy. Infine, la separazione, ormai in suolo americano, l’adozione presso due famiglie diverse, una liberazione per Sammy, che ricostruisce la sua vita senza l’ingombrante presenza dell’odiato Alvise. Una bella moglie, due figli scaltri e affezionati, soldi, la fama anche, grazie ai thriller che scrive con ritmo perfetto, uno al mese, tutto ben governato. Sammy ce l’ha fatta, il passato è alle spalle, un presente di successo massaggia il suo ego. Cosa potrebbe andare storto? Forse solo il sottile senso di disagio che prova un giorno in strada, quando uno sconosciuto pare seguirlo con insistenza…

Lina Wertmüller piena di curiosità, vita, passioni, talento. Regista, scrittrice per il teatro, per il cinema e anche per la carta stampata. Quarant’anni dopo la prima pubblicazione, avvenuta nel 1981, La testa di Alvise (per dirla in breve) torna per rimettere sotto gli occhi di tutti un antico dilemma umano: essere o avere? Cosa fa che un uomo si senta soddisfatto di sé, sia appagato? Da che dipende la nostra felicità? Domande esistenziali, diremmo, che nella letteratura hanno trovato spazio in testi ponderosi, saggi, manuali di filosofia. E poi c’è Lina Wertmüller, che esplora il tema in questo romanzo a cui manca solo la parola: sì perché Sammy e Alvise avrebbero dovuto andare sul grande schermo, c’era già un abboccamento con Woody Allen ma poi il destino ha voluto altro, e le voci dei protagonisti risuonano solo nelle teste dei lettori. Ma quanta modernità, a distanza di quasi mezzo secolo! Che stile scoppiettante, che ritmo, quanta ironia e amarezza al tempo stesso. Seguiamo Sammy, voce narrante, struggersi nell’invidia per il perfetto Alvise che, con la sua sola esistenza, sembra schiacciarlo in un abisso di infelicità. Seguiamo Sammy nella spirale che gli toglie il sonno e il senno, in un climax autodistruttivo di cui qualche volta non ci si può dare pace: perché Sammy, perché non ti basti? Perché non puoi essere felice per il solo fatto che tu sei tu? Ci sono momenti spassosi in questo romanzo, che con perfetta padronanza narrativa l’autrice addensa proprio lì dove la tragedia è sul punto di scoppiare. Un romanzo che scava profondamente nell’animo umano, senza proclami ma anche senza sconti, per ricordarci che nella battaglia tra essere e avere, non sempre c’è un vincitore.