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Essere un uomo

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Le fa paura pensare a Soraya. Non la vede da trent’anni, e solo una volta ha provato a cercarla. Adesso che è adulta, finalmente la comprende, ma comprenderla significa anche rivelare una parte di se stessa che non le piace. Aveva conosciuto Soraya in Svizzera, mentre frequentava la scuola a Ginevra e alloggiava al pensionato di una supplente di inglese, la signora Elderfield. Soraya veniva da Teheran, era affascinante: caschetto nero “alla Chanel”, come lo definiva lei, occhi allungati con l’eyeliner, parlava sempre a voce bassa. Aveva già provato le droghe, e il sesso, del quale parlava sempre in modo freddo e distaccato, come se non fosse mai qualcosa legato al piacere, bensì a delle prove alle quali voleva sottoporsi… Brodman sta sul tetto del palazzo - ventitreesimo piano sopra la centodecima srada - tenendo in braccio suo nipote appena nato. Lo ha scippato dalla sua cameretta insieme alla sua culla, e portato lì nel disperato tentativo di evitargli la circoncisione; una donna era arrivata da Riverdale con la sua Kippah fatta all’uncinetto, pronta a recidere il prepuzio a quella minuscola creatura…Suo padre è morto all’improvviso all’ospedale di New York. Non è preparata; lui non l’ha preparata in nessun modo. Si erano già confrontati con la morte molti anni addietro - quando venne a mancare sua madre - e da lì avevano deciso entrambi di non affrontare più l’argomento. Ora è in possesso di una chiave, la chiave di un appartamento di Tel Aviv del quale è stata totalmente allo scuro fino a quel momento. Suo padre negli ultimi cinque anni di vita aveva fatto il docente nella sua città natia nei mesi invernali, ma lei era convinta vivesse in uno di quegli alloggi spartani e impersonali messi a disposizione dall’università. Uno di quelli dove trovi il sale ma non l’olio; dove ci sono i coltelli sì, ma con la lama che non taglia… Noa sta affrontando il divorzio dei suoi genitori, Leonard e Monica. I due si sono separati amichevolmente pronti a lanciarsi in nuove avventure, e ora, dentro una sinagoga caduta in rovina (che un tempo doveva essere bellissima), attendono che il Rabbi Shemkin pronunci la sentenza di divorzio, sciogliendo così un legame cominciato un quarto di secolo prima per insistenza dei genitori viennesi della sposa…

Newyorkese di origini ebraiche, classe 1974, Nicole Krauss è un’autrice dal talento notevole; la sua prosa elegante e ricca di dettagli ci regala qui un mosaico di raffinate istantanee: Essere un uomo - segnalato come uno dei libri migliori del 2020 da molte prestigiose testate americane - è un’antologia di dieci racconti nei quali il rapporto tra uomo e donna viene sviscerato nelle sue molteplici declinazioni. Che si tratti di marito e moglie, di padri e figlie, di una coppia di amici o di semplici sconosciuti, l’eterna “battaglia” tra i sessi si mostra in tutta la sua complessità e vulnerabilità; una battaglia che non ha confini geografici né temporali, che attraversa i continenti in tutte le fasi della vita dei protagonisti, dall’infanzia all’adolescenza, dall’età adulta alla vecchiaia. Particolarmente in risalto, le figure femminili dei racconti offrono il loro punto di vista sull’universo maschile, brillando per forza e resilienza: donne moderne e indipendenti che rifuggono gli schemi imposti dalla struttura patriarcale, non più sottomesse alla volontà altrui ma libere di indirizzare il proprio futuro nella direzione desiderata. C’è chi deve fare i conti col divorzio dei propri genitori; chi deve affrontare il lutto scoprendo di non conoscere affatto la persona venuta a mancare; chi esplora per la prima volta la propria sensualità con tutta l’eccitazione e la paura che ne deriva. In un'intervista del 2021 su “Vanity Fair” alla Krauss è stato chiesto cosa fosse per lei la mascolinità. Ecco la risposta: “Di sicuro tra uomini e donne c’è una profonda differenza a livello biologico e ormonale, è un fatto scientifico che ha enormi effetti sul comportamento. A volte mi chiedo come avrei affrontato certe situazioni se fossi stata piena di testosterone: forse avrei pensato di meno, mi sarei andata a prendere quello che volevo, e questo perché nel mio corpo avrei avuto sostanze chimiche diverse”. C’è anche un’altra fondamentale questione con la quale i protagonisti devono fare invariabilmente i conti: essere ebrei. Qualcuno trova ormai obsoleti e arcaici certi riti di passaggio - vedi il Bar Mitzvah, o il divorzio solenne celebrato alla presenza di un rabbino attraverso una formula che può dirsi sessista a tutti gli effetti: “E ora io ti rilascio, ti libero e divorzio da te perchè tu sia autonoma e padrona di te stessa e possa andare a sposare qualunque uomo tu desideri” - ed è inevitabile domandarsi quanto la propria identità sia stata plasmata dall’osservanza più o meno rigida dei precetti religiosi, in conflitto perenne con la voglia di libertà e l’affermazione di sé.