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Essi ridono

Essi ridono

Tommaso Savini è un giornalista. Si occupa di musica e spettacolo, quindi quel giorno a intervistare il candidato favorito alle imminenti elezioni per la carica di sindaco della Capitale non avrebbe mai voluto andarci; ma la disponibilità e l’amicizia coi colleghi fanno a volte gran brutti scherzi, e così, vista l’indisponibilità del titolare del settore Politica della sua rivista, quella decisiva mattina tocca a Tommaso. Tra andare ad ascoltare il comizio e attendere i capricci e gli impegni dell’onorevole si fa sera, anzi notte: Tommaso non è del tutto dispiaciuto perché’ gli capita di conoscere e intrattenersi con la splendida Sara, addetta alle public relations del candidato: è ancora accanto a lei quando, a notte fonda, questa trova il cadavere dell’uomo politico, deceduto mentre amoreggiava con una prostituta minorenne. Tommaso, pur non entrandoci nulla, viene coinvolto a questo punto in un micidiale intrigo politico, tra spionaggio, interventi militari, cronaca nera e fantascienza, tutto incentrato sul tenere il più a lungo possibile nascosta la morte dell’ormai prossimo sindaco all’opinione pubblica romana e nazionale…

Il romanzo è scritto in modo semplice e brillante al tempo stesso. Scifoni ha idee a profusione: non tutte originali forse, ma le sa presentare e miscelare in modo molto efficace: ha dalla sua un’ironia sagace, un attento utilizzo del paradosso e uno spiccato, forte senso del grottesco riferito all’attualità sociale e politica. Inoltre, vivaddio, conosce bene il materiale horror e fantascientifico italiano e straniero degli ultimi decenni (Essi vivono era il titolo, come senz’altro saprete, di un sottovalutato capolavoro low budget anni Ottanta di John Carpenter) e deve avere, se non m’inganno, una predilezione per Lucio Fulci: a un certo punto lo cita anche e lo si intuiva già dall’aver usato il cognome Puppis per uno dei personaggi secondari del romanzo (era il protagonista di All’onorevole piacciono le donne, pellicola tra l’altro particolarmente in tema con l’argomento di partenza del presente libro). I toni vengono sapientemente dosati tra azione, ironia, comicità beffarda, dramma distopico, il che nel contempo fa molto riflettere sulla deriva sociopolitica al momento in corso. Quando finisce il libro dispiace soltanto che sia così breve, ma la narrazione è talmente graffiante che il segno, nonostante Matteo Scifoni sia il primo a prendersi in burla - come dimostrano le sue fittizie note autobiografiche - rimane lo stesso, e rimane sul serio.