Salta al contenuto principale

Fabbricante di lacrime

Fabbricante di lacrime

Vivere al Grave, l’istituto per orfani e bambini sfortunati, è per Nica una vera e propria condanna che la perseguita persino di notte, materializzandosi in terribili incubi. L’istituto è sempre stato per lei - ragazzina dagli occhi grigi semplice e pura che insegue la “delicatezza” e salva gli animali sfortunati dai pericoli ricavandone più di qualche graffio e ammaccatura - una vera e propria gabbia, nella quale si è sempre sentita inadeguata e rifiutata. Una mattina però tutto cambia, le viene comunicato che è stata finalmente adottata: Nica si stupisce perché è ben conscia che le famiglie cercano sempre i bambini piccoli e non i diciassettenni come lei, ormai quasi adulti e di poca attrattiva, ma la famiglia Milligan è diversa e ha scelto proprio lei. O meglio, non solo lei. Infatti Anna e suo marito, i genitori adottivi, rimangono colpiti anche da un giovane ragazzo che al Grave suona il pianoforte con fascino e maestria: è Rigel Wilde che, abbandonato da neonato all’aperto, sotto il manto celeste, porta proprio il nome di una stella della costellazione di Orione. Come un demone, Rigel ha una bellezza maliarda e oscura che affascina tutti ma che provoca in Nica un terrore misto ad attrazione. I due ragazzi dunque vengono adottati insieme e dovranno vivere come fratelli, sebbene il loro rapporto sia quanto mai complicato, tutt’altro che limpido. Rigel, con la sua bellezza cupa e tormentata, è terribilmente ostile nei confronti di Nica mentre quest’ultima è divisa tra una paura tremenda del ragazzo e un sentimento più complesso che la porta a voler ricucire i brandelli del loro rapporto. Perché Rigel non è altro che il fabbricante di lacrime: l’ometto misero e ricurvo della leggenda narrata al Grave che porta con sé disperazione e angoscia, fabbricando lacrime di vetro lucente per chi ne è privo e non sa ancora piangere...

Il fenomeno Erin Doom - pseudonimo di una scrittrice italiana che è riuscita incredibilmente, in quest’epoca di sovraesposizione mediatica e social, a far sapere davvero poco di lei - è nato su Wattpad, la piattaforma di social reading dove il suo romanzo, prima ancora di arrivare in libreria per Magazzini Salani, aveva già raggiunto ben 6 milioni di lettori. Da Wattpad poi l’enorme tam tam si è spostato su Tik Tok, dove Fabbricante di lacrime è stato migliaia di volte consigliato e recensito: il passaparola ha portato, per il momento, a quasi 250.000 copie vendute, un bel risultato per una scrittrice che, come ha dichiarato lei stessa al “Corriere della Sera”, scriveva solo di notte perché reputava fosse in fondo un’attività futile. Con questo Romance “hate to love”, dedicato ovviamente ad un pubblico molto giovane, Erin Doom ha avuto il merito di avvicinare tanti adolescenti alla lettura e di riportare un po’ in auge il fascino delle storie letterarie nella generazione Z. Nonostante ciò è difficile, leggendo il romanzo, non notare alcuni difetti: la storia di Nica e Rigel si dipana lungo più di 500 pagine ma gli eventi degni di questo nome sono davvero pochi, tuttalpiù assistiamo a una sequenza di piccoli screzi, battibecchi tra i due protagonisti conditi da una ossessiva ripetizione degli stessi aggettivi e delle stesse metafore che, pur roboanti e “poetiche” per un pubblico adolescenziale, ad un occhio critico finiscono per non significare niente, per essere soltanto strumenti di compiacimento e narcisismo da parte dell’autrice. Un esercizio di stile probabilmente molto riuscito per chi si ferma alla superficie e gradisce frasi come: “Nel tramonto i suoi capelli neri avevano i riflessi del veleno”, che magari suonano bene ma in pratica non hanno nessun senso – nello specifico perché un veleno può avere colori molto differenti o nella maggior parte dei casi essere addirittura incolore. Dare a Nica il ruolo di narratore, inoltre, è stata una scelta rischiosa: la ragazza ha i pensieri di una bambina, reazioni immature e un’anima sicuramente candida, ma in definitiva è incapace di “decifrare” la personalità molto articolata di Rigel, della quale finisce per avere una visione puerile, fanciullesca. Sarebbe stato probabilmente più giusto e interessante dare spazio ai traumi e alle sofferenze interiori di Rigel, approfondire molto di più il suo personaggio che invece emerge solo per sciocchi litigi con Nica, misunderstanding vari e, alla fine, si perde tra le pagine. Nel complesso, Fabbricante di lacrime è un romanzo molto “targettizzato”, ottimo da regalare ad un adolescente se si ritiene che solo con un prodotto editoriale così alla moda potrà scoprire un po’ di amore per la lettura. Tra leggende, storie d’amore familiare e non, rivincite esistenziali e amicizia, troverà molto materiale per sognare. Il problema è che si tratta di un materiale fabbricato, come il titolo – forse inconsciamente – suggerisce in anticipo.